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Nel labirinto | Sigge Eklund

Martin e Asa, protagonisti del thriller psicologico di Sigge Eklund Nel labirinto, alle ore 21.45 si accorgono della sparizione della figlia Magda. Per tre quarti d’ora, padre e madre la cercano nei dintorni della loro abitazione. Sono le 22.30 quando decidono di avvisare la polizia, che inizia  immediatamente a setacciare la zona. Nel corso della notte il numero degli agenti sale, e anche i vicini di casa degli Horn danno una mano per velocizzare le ricerche. Tutti sono ben consapevoli, infatti,   che le possibilità di trovare vivi bambini scomparsi si riducono notevolmente passate le prime settantadue ore.

Potrebbe apparire la trama di un giallo lineare, ma non lo è affatto, dal momento che il romanzo di Siggle Eklund è tutt’altro che scontato. Tra azione e introspezione, ci si avventura in un dedalo di ipotesi che coinvolgono il lettore nelle stesse analisi, fino a renderlo partecipe dell’incalzare degli eventi..

L’autore vive a Stoccolma, città in cui è ambientata la storia narrata, con la moglie e i tre figli. È giornalista, ma anche blogger, produttore televisivo, sceneggiatore a Los Angeles, oltre che scrittore con cinque romanzi all’attivo.

Nel labirinto promette ciò che espone già dal titolo, ossia un vero e proprio labirinto reso ancora più intricato dai punti di vista dei quattro personaggi principali, denotati da caratteri decisamente divergenti, ognuno pieno di chiaroscuri e opacità.

Magda non è in casa quando i genitori rientrano da un ristorante vicino, dove Martin aveva invitato la moglie per una conversazione riservata. A nulla è valso l’essersi affacciati più volte all’’appartamento durante la cena, per controllare che tutto fosse in regola, dato che al rientro definitivo la bambina sembrava essere sparita nel nulla.

Martin Horn è un affermato editor, figlio di un leggendario direttore editoriale, mentre Asa è una stimata psicoterapeuta del Sankt Goran. Due personalità decisamente forti  compongono la coppia, ma inevitabilmente cedono sotto la pressione del drammatico evento, così come il loro matrimonio. Entrambi attirano l’attenzione degli inquirenti, entrando a pieno titolo nelle ipotesi  legate alle indagini, sebbene non vengano mai formalmente accusati.

La donna, in particolar modo, stupisce tutti per la totale assenza di emotività nell’immediatezza della sparizione della figlia. Calma glaciale, insolita in una madre che dovrebbe essere in preda all’angoscia. Esce dal novero dei sospettati soltanto per il suo solido alibi, rappresentato dall’essere stata trattenuta fuori casa nel corso dell’intera giornata.

Molto meno convincente la posizione del marito: lascia la casa editrice alle ore 15.15 e arriva a Bromma due ore dopo, senza essere in grado di spiegare come avesse impegnato quei centoventi minuti.

Tom, amico e dipendente dell’editor svedese, conferma l’orario in cui il suo capo lascia l’ufficio e, al tempo stesso, cerca di far capire che chiunque  uomo o donna, avrebbe potuto introdursi nell’abitazione e fare del male a Magda, quasi a voler allontanare le ipotesi di accusa che potrebbero gravare sul suo apprezzatissimo datore di lavoro.

Dice la sua anche  la fidanzata di Tom, Katjia, poetessa-dj, ma prima di tutto infermiera proprio nella scuola frequentata dalla ragazzina scomparsa. La donna aveva avuto modo di notare, all’interno dell’istituto scolastico, qualche stranezza in Magda, nonché diverse sfaccettature che, seppur di diversa natura, aveva riscontrato anche nella madre della ragazzina.

L’alternanza tra presente e passato, più o meno ravvicinato, permette al racconto di fare progressi sotto la spinta di uno o dell’altro testimone e delle indicazioni ricavate attraverso le loro deposizioni.  A queste si aggiungono le parole delle compagne di scuola della undicenne, dalle quali si apprende che Magda amava stare da sola, disegnava abitualmente dei labirinti e ne frequentava uno, dove andava spesso a giocare, in solitudine.

Nel bel quartiere dove risiede la famiglia Horn, sulla sommità di una ripida collina alberata, si apre una radura circolare del diametro di una quindicina di metri, quasi una stanza in mezzo al bosco. Il terreno è coperto di ghiaia bianca, su cui si staglia un labirinto di ciottoli scuri. Non è facile trovare la strada giusta per arrivare al centro dal punto di partenza. Tra i pini che lo circondano, a poca distanza, c’è una pietra tonda di calcare bianco, con una targa di metallo. Indica che il labirinto è stato costruito nel 1982 da Mira Severin, ispirata da un modello sudamericano.

Forse Magda, risentita per qualcosa, o semplicemente annoiata di trascorrere la serata in casa, da sola, ha volontariamente deciso di avventurarsi fino al labirinto? E, magari, proprio in quel luogo aveva appuntamento con qualcuno?  Tom valuta tale ipotesi, mentre la fidanzata rilancia ricordando di aver notato dei lividi sulle braccia della giovane ragazza, accompagnati da altri segni sulla schiena, tutti recenti. E Martin ha fama di uomo che stenta a controllare scatti d’ira violenti…

Proprio quest’ultimo, agli occhi dei vari osservatori e conoscenti, appare più turbato che sicuro, facendo intuire di avere tanto da nascondere. Non nasconde però una convinzione, ovvero quella di considerare il rapporto con Asa non del tutto irrecuperabile. Ogni cosa, in primis il destino della coppia Horn, è strettamente legata a Magda. Martin lo sa bene, più degli altri, così come ha consapevolezza che molti elementi siano contro di lui, alle volte anche se stesso. Troppo scontato? Chissà…in fondo in un labirinto nessuna strada da intraprendere appare poi realmente scontata. E, forse, questo non fa eccezione.

Fonte: www.recensionilibri.org

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