Tommaso ci Racconta il Vino…Castel Serranova Rosso 2012

Tommaso ci racconta il vino
  • Chi di voi non ha sempre voluto sentire gli irresistibili “profumi” del vino o non ha storto un pò il naso quando ha sentito i poetici “vaneggiamenti” di chi di vino ne capisce?
    Bene. Questa rubrica nasce proprio da questo. Dall’esigenza di un profano, di un totale ignorante in materia, di comprendere il mondo celato dietro ad ogni bottiglia.
    Tommaso Passabì è un Sommelier A.I.S., dal 2004 direttore del ristorante All’Ombra del Barocco e spende il suo tempo libero in giro per cantine e corsi di approfondimento.
    L’abbiamo incontrato a cena e da questo confronto è nato Tommaso ci Racconta il Vino, non solo una guida all’acquisto ma un vero e proprio viaggio alla scoperta del vino, come se fosse un’opera d’arte che colpisce i nostri sensi e che vogliamo svelare e approfondire.

 

 

Questa settimana parliamo di uno dei pochi vini pugliesi prodotti in un’area protetta, la zona della riserva naturale di Torre Guaceto. Abbiamo bevuto il Castel Serranova Rosso di Agricole Vallone, frutto di un blend originale e “inusuale”. Scopriamo perchè lo abbiamo scelto insieme a Tommaso!

 

vino castel serranova torre guaceto

F: Perchè questo vino è un blend originale? Da quali uve è realizzato?

T: Il Castel Serranova è costituito per circa il 70% di negroamaro e per il restante 30% di susumaniello. Come ben sai sono due tipologie d’uva rappresentative qui nel Salento; il susumaniello è un po’ meno rinomato, ma nell’ultimo periodo si sta riscoprendo. Infatti, da appassionato di prodotti locali, mi piace pensare che il negroamaro, ormai noto, traini il susumaniello verso la sua riaffermazione.
È originale perchè siamo soliti bere il negroamaro accompagnato da primitivo, o malvasia nera; di blend con il susumaniello se ne producono davvero pochissimi.

F: Qual è il risultato di questa unione rispetto, ad esempio, a quella con il primitivo di cui abbiamo ampiamente parlato ?

T: Il risultato è un vino più elegante.

F: “Elegante”?

T: Cerco di essere più chiaro: il primitivo dà un vino più strutturato, dona un bel grado alcolico e cromaticità più intensa; il susumaniello invece ha meno corpo, ma una buona acidità e mineralità, conferisce delle sfumature più asciutte al vino.

F: Abbiamo detto che questo vino è prodotto in un parco protetto giusto?

T: Sì le uve provengono dalla Tenuta Serranova, ubicata nella Riserva Naturale di Torre Guaceto; questo ci fa pensare che la conduzione della vigna e del vino in cantina sia eseguita con metodi naturali. Immagina che qualche tempo fa ero in visita presso un’azienda da quelle parti, e dopo essermi intrufolato nelle strette viuzze di campagna del parco, ho visto un’immagine che mai avrei creduto di vedere nel 2017: un aratro trainato da un cavallo guidato da un contadino al seguito.
Un’altra particolarità da sottolineare è che questo vigneto è uno dei pochissimi qui nel Salento ad essere chiuso, delimitato da un muretto. Nonostante da noi sia molto raro, questa è una caratteristica di molte vigne francesi, specialmente della Borgogna, in cui c’è una particolare cultura del vino, e si tende a custodire i vigneti come se si volesse proteggerli. Infatti siamo abituati a leggere sulle etichette di quella zona la definizione clos, che significa appunto chiuso.

F: In passato hai detto che il microclima è determinante per la realizzazione di un vino; questo negroamaro è coltivato, seppur nel Salento, in una zona completamente diversa rispetto all’usuale territorio di Salice Salentino. È importante?

T: Importantissimo. Il parco di Torre Guaceto si trova appunto nell’alto Salento, siamo quasi in Valle d’Itria. Come ben sai in quelle zone iniziano a delinearsi le prime alture, e in aggiunta la tenuta è ubicata a pochissimi km dal mare Adriatico. Anche per questo il vino è elegante: la conformazione del territorio, provoca una maggiore escursione termica, accentuata dall’effetto mitigatore della brezza marina. La calura che “accende” i vigneti delle nostre zone, qui si avverte meno, e naturalmente produce un vino differente.

Vista della Riserva Naturale di Torre Guaceto
Vista della Riserva Naturale di Torre Guaceto

F: Un vino meno alcolico?

T: Quel mezzo grado di alcol che ne può derivare non è rilevante. Se tu bevessi questo e lo paragonassi ad un Salice Salentino, magari con stessa gradazione alcolica, ti accorgeresti che il Castel Serranova ha una diversa acidità, degli elementi contrastanti rispetto all’alcol che te lo fanno percepire di meno.
Non dimenticare la componente del susumaniello che dona sfumature diverse rispetto alla malvasia nera presente nel Salice Salentino.

F: La cantina si chiama Agricole Vallone?

T: Sì ed è una delle cantine storiche del Salento. Non produce grandissime quantità di vino, ma quelli che realizza sono molto diretti e soprattutto con un’identità ben definita, che fanno trasparire la passione per questo mondo. Sicuramente il loro prodotto più rinomato è il Graticciaia, e tra l’altro nella stessa tenuta Serranova viene condotto l’appassimento delle uve da cui si ricava.

F: A cosa lo abbineresti questo Castel Serranova?

T: Lo accosterei a delle preparazioni più tipiche della Valle d’Itria rispetto al Salento: penso all’involtino di braciole, a quei fornelli pronti molto diffusi in quelle zone che “sfornano” carne succulenta. Mi piace sempre legare al vino, la cucina tipica del territorio in cui è prodotto.

F: Grazie Tommaso, alla prossima!

 

Guarda Video Gambero Rosso – Le grandi famiglie del Vino Castel Serranova

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