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Affacciarsi sulla soglia con Anne Tyler

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A certe scrittrici bastano poche pagine per tratteggiare intere storie, storie che a loro volta pensano di essere piccole ma si dispiegano riga dopo riga sotto gli occhi di chi legge, e alla fine sono lenzuoli che potrebbero coprire l’intera superficie degli Stati Uniti. Anne Tyler, autrice, tra i tanti, di Ristorante Nostalgia e del premio Pulitzer Lezioni di respiro, è una di queste. I suoi personaggi si muovono in perimetri ristretti, spesso a Baltimora, città dove Tyler vive da cinquant’anni, e si ritrovano intricati in una fitta rete di relazioni famigliari, di sentimenti inespressi, di piccole variazioni del quotidiano.

Tyler_Un ragazzo sulla soglia

Per Micah Mortimer, protagonista del suo ultimo romanzo, Un ragazzo sulla soglia, pubblicato da Guanda con la traduzione di Laura Pignatti, le variazioni del quotidiano non sono piacevoli improvvisazioni. Tecnico informatico e custode del palazzo in cui abita, Micah ama l’ordine sopra ogni cosa. La sua giornata è scandita da rituali rassicuranti: corsa, doccia, colazione, telefonate dei clienti, così come la sua settimana è suddivisa con estrema precisione. C’è il giorno della spazzatura, il giorno dell’aspirapolvere, il giorno in cui si puliscono gli scaffali.

Non è un robot senza sentimenti: ha solo tante sue piccole fissazioni, come parlare con accenti diversi quando cucina, o immaginarsi sotto il controllo del Dio del Traffico che gli fa i complimenti per la guida perfetta.

È una reazione a una famiglia d’origine piuttosto caotica, ma Micah applica la stessa pedanteria alle relazioni, e così la sua relazione con Cass, che vive da sola in un altro appartamento, si conforma ai suoi orari. Serata chili, serata in cui Cass-rimane-a-dormire e così via.

Tutto funziona – e quale musica migliore per Micah di un ingranaggio che procede senza incepparsi – quindi perché cambiare?

Se non fosse che fuori dal seminterrato dove Micah può controllare tutto, il resto del mondo segue percorsi intellegibili e finisce per fargli trovare sulla soglia di casa Brink, un ragazzo di diciotto anni che dice di essere suo figlio. Questa impennata, questa deviazione all’ultimo secondo porta Micah a ricalcolare la strada – sotto gli occhi impietosi del Dio del Traffico – per piccoli aggiustamenti. Tutto quello che sembrava funzionare si sgretola, dalla sua relazione al ricordo di se stesso, perché i cambiamenti esterni portano a riesaminarsi, a confrontarsi con la nuova immagine che il mondo restituisce come una sfida.

La famiglia, fulcro delle opere di Tyler, commenta da dietro le quinte le scelte di Micah, lo prende scherzosamente in giro, gli offre una chiave di interpretazione; e dall’altro lato, c’è la famiglia di Brink, con un altro pezzetto della storia. Ma al centro di tutto c’è una relazione, mai romanticizzata, vissuta con lucidità e concretezza, che tira per la manica il protagonista, chiedendogli di iniziare a concedere un pochino di più.

Senza mai perdere ironia e delicatezza, giorno dopo giorno la narrazione della vita di Micah assume nuovi contorni, procedendo per minuscoli scatti, seguendo un ritmo piuttosto naturale. Tyler non delude mai nella sua capacità di creare piccole comunità dove ogni persona è connessa e porta un pezzetto di consapevolezza al quadro generale.

Le sue storie sono fatte di persone che a loro volta narrano qualcosa, lasciando a chi legge l’impressione che la scrittura sia veramente un mezzo e non un egoistico fine; si tratta di una serie di codici attraverso cui l’autrice traduce l‘ambiente circostante. Le poche persone della vita di Micah sono vividissime, anche quelle che gli fanno compagnia per poche righe; e finiscono per assumere, anche con una semplice battuta, una consistenza tutta loro, assolutamente specifica.

Una volta finite le pagine, si sentirà ancora il profumo di spezie della cucina di Micah, o risuonerà ancora il vociare allegro della famiglia Mortimer, con la supplica mentale che possano almeno parlare uno alla volta.

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Fonte: www.illibraio.it