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Annalisa Strada: “Quando gli studenti mi chiedono di libri in cui si parla di qualcosa di moderno”

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Storie, smartphone e pc.

Molto tempo fa lessi un libro, un manuale snello di quelli indicati per un’assunzione rapida di informazioni. Parlava dell’evoluzione dell’uomo ed era quel tipo di testo in cui la conquista della posizione eretta arriva circa al terzo capitolo.

Mi piacerebbe ricordarne l’autore o almeno l’editore, ma nel caos della mia libreria non l’ho più ritrovato. Con tutta probabilità l’avrò prestato dimenticandomene. Me ne dispiaccio moltissimo, perché rileggerei volentieri l’introduzione in cui l’arguto estensore parlava del metodo di ricerca e lanciava una prospettiva affascinante: se la nostra civiltà fosse ricoperta da una coltre di pietrisco e fango, gli archeologi del futuro scoprirebbero – alla nostra altezza stratimetrica – floppy disk, cd, poi pendrive e pc portatili e se li rigirerebbero tra le mani domandandosi a che cosa fossero mai serviti. Con tutta probabilità, concludeva, ci classificherebbero come “paleoplastico inferiore” (o termine equipollente). Era uno spunto interessante, che mi accese un paio di scintille sul valore tangibile del mezzo che ci porta a dimensioni virtuali per vivere e memorizzare (magari non a lunghissimo termine) esperienze che non avrebbero un altrettanto pronta esperibilità nel mondo analogico.

Quella prefazione mi torna in mente quando i miei studenti mi chiedono: “C’è una storia che parla di qualcosa di moderno?”. E’ una domanda che da prof fissata con la lettura mi sento rivolgere abbastanza spesso. Forse perché i miei studenti, alle prime armi come lettori, sono a caccia di qualcosa che integri e conforti le loro letture con ingredienti già noti. Quelle storie le cerco, perché mi piace soddisfare le richieste dei giovani lettori, perché cercando una risposta alle loro domande mi pare di farli sentire accuditi e poi ho il puntiglio di mostrare loro che di storie ce ne sono per tutti i gusti, per tutte le aspettative, per tutti i desideri espressi e non. Seleziono, allora, libri che includono videogiochi, o l’impiego di smartphone, che insomma in qualche maniera trattino la dimensione del trampolino per il digitale e il suo impiego. Lo faccio, appunto, per puntiglio ma anche perché li attendo al varco del primo commento, quello venato di delusione.

Perché l’ultimo modello di smartphone citato nell’ultimo romanzo, riguarda comunque una novità di qualche mese prima, ossia – per il settore – un’era fa. Perché il videogioco è bello da fare o da seguire nelle partite sui video di youtube, ma raccontato è come la radiocronaca della partita: va bene solo se proprio non hai nessunissima altra possibilità. Perché in rete, tra le applicazioni, in mezzo alle lettere di un tastierino, vivi una dimensione intima che scopre nuove esperienze attraverso uno strumento che è solo un mezzo ma non l’emozione. Perché, se il titolo ha più di qualche anno, mi trovo a dover spiegare che i cellulari, prima, avevano uno schermo piccolo e che le telefonate si contavano in minuti e i messaggi non potevano essere composti da più di 60 caratteri. Per dirla in parole povere: faccio l’archeologo del mondo di ieri. Poi, sia chiaro, le storie le scelgo belle e quindi, alla fine piacciono, solo che serve una specie di pezza conoscitiva per tappare la falla del tempo che passa a velocità sorprendente. Basta questo a invalidare una storia? Per fortuna, no. Ma alla fine diventa chiaro che il “moderno” che i miei giovani lettori da aula cercano non è l’ultima tecnologia. Nella scrittura “il moderno” è qualcosa che attiene alla tua condizione di spirito, al momento della tua esistenza, all’affinità – fosse pure transitoria – che senti con un personaggio o con un contesto. L’attualità, invece, è soggetta a un’obsolescenza che la fa sembrare lontanissima specie se è aggrappata a una soluzione digitale.

La vera tecnologia affascinante è quella remota oppure quella futura e la fantascienza è un genere che per fortuna ha parecchi titoli in catalogo. Da autore… be’, da autore imparo molto dalle esperienze dei miei studenti e quindi tratto i mezzi per tali, augurandomi di non scrivere la cosa sbagliata.

Mostri di casa

L’AUTRICE E IL LIBRO – I mostri si sono allenati nei millenni ad annidarsi ovunque, soprattutto dove meno li vorresti. In Mostri di casa (Salani), Annalisa Strada, insegnante e scrittrice di libri per bambini e ragazzi, scrive ventiquattro storie illustrate per raccontarli, stanarli e conoscerli stando comodi su un divano, ma solo dopo aver controllato, dietro, sotto e tra i cuscini. E dopo averle lette, anche voi sarete preparatissimi a capire in quale elettrodomestico di casa si nasconde il terrore. ATTENZIONE: tenetevi alla larga se siete facilmente impressionabili!

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Fonte: www.illibraio.it