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Cosa (non) dire ai ragazzi nei giorni delle bocciature: i consigli del prof Galiano

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Questi non sono giorni facili, se sei uno studente. Non che gli altri giorni, insomma. Ma questi forse sono i più difficili di tutti.

Escono i risultati, le pagelle, le materie a settembre eccetera. Se hai più di vent’anni, forse le parole “materie a settembre” potrebbero evocare alla tua mente ricordi di estati rovinate, pomeriggi a petto nudo a studiare, bronci casalinghi e ansia.

Ma se di anni ne hai quattordici o quindici, potrebbe essere un po’ più dura di così.

Un post del prof e scrittore Guido Saraceni per esempio l’altro giorno ci ricordava che proprio in questi giorni, un anno fa, un ragazzo si è buttato dal quarto piano dopo aver scoperto di aver ricevuto tre materie a settembre.

Saranno tanti i ragazzi che in questi giorni si vedranno una, due, tre materie, o addirittura la bocciatura: e certo mica tutti avranno gli stessi pensieri di quel quattordicenne di un anno fa.

Ma qualcuno ci sarà, però. E se anche fosse uno su un milione, io credo sarebbe comunque troppo.

Per cui forse noi che siamo qui, noi grandi, una cosa la possiamo fare.

Dirglielo.

Sì, diteglielo.

A tutti quei ragazzi. Se ne avete uno in casa, o se è un vostro studente. Diteglielo che è perfettamente normale. Diteglielo che non sono un voto. Che non lo saranno mai. Anche quando qualcuno glielo vorrà far credere, loro saranno sempre qualcosa di diverso. Qualcosa di più.

Diteglielo che succede. Succede di sbagliare. Succede di non riuscire. Anzi, che là fuori è pieno di persone di successo che senza gli insuccessi, senza le batoste che hanno preso alla loro età, non sarebbero arrivate lontano.

Parlate loro dei vostri insuccessi, delle vostre batoste. Elencatele tutte, una per una. E raccontate come ne siete usciti, se ne siete usciti. Come vi siete rialzati.

Senza sconti. Senza balle. Dite loro quanto siete stati male. Dite loro che è normale sentirsi uno schifo. Ma soprattutto: che lo schifo passa. Non resta. Passa.

Diteglielo che questo inferno che si sentono dentro adesso è in realtà purgatorio, e che la selva oscura che vedono intorno a sé, tempo giusto qualche mese, rivedrà il sole.

Diteglielo che non è un marchio di infamia.

E soprattutto: che non siete delusi da loro. Dispiaciuti, certo. Preoccupati, come no. Ma non delusi. La paura di aver deluso i genitori è quasi sempre il pensiero che più ti butta giù, la mano che ti fa sprofondare la testa sotto l’acqua e che ti toglie il respiro.

E quando non respiri non ragioni. E quando non ragioni fai cose che non vorresti.

Diteglielo che non c’entra niente la delusione, che è una cosa molto diversa dal dispiacere, e che anzi voi ci credete in loro, portateli fuori a mangiare un gelato, una pizza, a fare un giro, diteglielo che li amate e che siete con loro, qualsiasi cosa succeda, e che ne verrete fuori insieme.

Anche se vi sembra scontato, anche se non siete i tipi da certi discorsi. Diteglielo.

Diteglielo che voi siete lì. Che hanno solo subito un brutto gol. E che voi, come tutti i bravi tifosi, dopo un gol subito non iniziate a fischiare, ma a tifare per loro ancora più forte.

L’AUTORE – Enrico Galiano sa come parlare ai ragazzi. In classe come sui social, dove è molto seguito. Insegnante e scrittore classe ’77, dopo il successo dei romanzi Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoi e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro molto particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. Il suo nuovo romanzo è Dormi stanotte sul mio cuore, sempre per Garzanti.

Qui tutti gli articoli scritti da Galiano per ilLibraio.it.

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Fonte: www.illibraio.it