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“Cose dell’altro mondo”: i microracconti di Giorgio Biferali illustrati da Elisa Puglielli

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Qualche giorno fa ho noleggiato un film. Un po’ come quando c’era Blockbuster, solo che in quel periodo i film che potevi noleggiare erano quelli usciti anche in vendita, mentre adesso, in questo momento storico così strano che stiamo vivendo, si possono noleggiare i film che in un mondo parallelo, quello senza virus, quarantena, mascherine, autocertificazioni, flashmob, distanze, avremmo visto nella sala buia di un cinema. E questo film, bellissimo, tra l’altro, che si chiama Favolacce, comincia con la voce narrante che dice che quello che stiamo per vedere è ispirato a una storia vera, che a sua volta è ispirata a una storia falsa, una storia falsa poco ispirata. E mi è venuto da pensare che quel confine, quel limbo sospeso a metà tra la realtà e la finzione, in cui si trovano tutte le narrazioni, riguardava più che mai il libro che avevo scritto, e che di lì a poco avrebbe visto la luce.

Cose dell’altro mondo, appena uscito per Edizioni Clichy, una raccolta di microracconti scritti da me e illustrati da Elisa Puglielli, era il libro a cui stavo pensando mentre ascoltavo il prologo di Favolacce.

Sono quaranta racconti, tratti da storie vere, sparse qua e là per il mondo, cui ho aggiunto la mia voce, il mio sguardo, per tradurle in delle storie quasi vere, che al lettore potrebbero far venire qualche dubbio, e potrebbero addirittura portarlo ad aprire Google per verificare se quelle storie siano inventate o meno. Non avevo mai scritto racconti prima d’ora, a dire il vero. Ho esordito con un saggio narrativo su Giorgio Manganelli, che poi non era altro che la mia tesi di laurea in una versione più pop, poi ho scritto un diario di viaggio, un racconto per ragazzi (che aveva qualche illustrazione) e due romanzi. E questa novità, per me, mi faceva immaginare Cose dell’altro mondo come se fosse il mio primo libro, il mio esordio. Per non parlare, poi, delle illustrazioni, che ho sempre ammirato da lontano, come spettatore, e che oggi, più che mai, mi hanno fatto capire di essere profondamente attratto dalle cose che non so fare. Come disegnare, per esempio. Ecco perché ho chiesto a Elisa Puglielli, un’illustratrice bravissima, di dare un colore, un tratto, di aggiungere una nuova forma narrativa, la sua, alle mie storie. Io e lei ci conosciamo da qualche anno, e dopo che ha disegnato, l’anno scorso, la copertina del mio secondo romanzo, abbiamo deciso che era arrivato il momento di fare un libro insieme. Questo solo per dire che Cose dell’altro mondo è tanto una raccolta di racconti, quanto una raccolta di illustrazioni.

Tra le cose che ho scoperto in questo periodo così strano, c’è anche la settimana enigmistica, che io ho sempre visto fare con gusto a mio padre e che immaginavo (chissà per quale strana ragione) adatta a persone un po’ più grandi di me. E tra i vari cruciverba, sudoku e barzellette varie, ho scoperto una pagina intitolata “Forse non tutti sanno che…”, con una serie di aneddoti, storie, curiosità (del passato, soprattutto). Poi ho visto che hanno messo su Netflix The Joel McHale Show, in cui c’è l’attore Joel McHale che commenta per mezz’ora programmi e telefilm strani, un po’ trash, che passano nelle tv di tutto il mondo, per scherzarci su, con il ritmo di chi aspetta le risate finte, tipico di una sit-com. Esempi, come credo ce ne siano anche altri, di idee simili alla mia, che provengono tutti dal bisogno umano di guardarsi intorno, di uscire da noi stessi, di affacciarsi sul mondo di fuori per vedere come stanno gli altri, che cosa stanno combinando.

Mi sono ritrovato, anche se ancora non capivo bene perché, per quale motivo, per quale scopo, a ritagliare pezzi di giornali e riviste di ogni tipo, neanche fossi Nanni Moretti in Aprile. Leggevo storie incredibili, ma vere, storie che magari non erano destinate a diventare parte di un romanzo, ma che comunque meritavano di essere raccontate. Stavo scoprendo il mondo, rimanendo fermo, e sentivo il bisogno di condividere la mia scoperta con gli altri, con i lettori, con lo stesso tono leggero di quando si racconta qualcosa a un amico. Ma tu lo sapevi che in Giappone ci si può sposare con un ologramma? L’hai letto di quel professore che ha vissuto per un anno in un cassonetto? Ma secondo te, hanno ragione i transumanisti quando dicono che presto saremo tutti immortali? Non so se l’hai sentito, ma pare che abbiano scoperto il peso delle nuvole. In un momento storico in cui aspettiamo di poter tornare a viaggiare, anche se nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginarlo, questi racconti possono diventare l’occasione ideale per muoversi in giro per il mondo, rimanendo fermi, così come lo sono stati per me. Con la stessa incoscienza, inconsapevolezza del protagonista di un racconto bello e commovente di Mattia Torre, che fin dall’inizio ammette di non capire niente del mondo, e poi aggiunge: “Figuriamoci di me che ne sono un’infima parte”. I nostri racconti, miei e di Elisa, sono lampi su mondi lontani e poco conosciuti, in cui non ci sono giudizi o messaggi morali, in cui ci sono più domande che risposte. Nell’epigrafe che abbiamo scelto, comunque, che è una frase di Maurizio Cattelan, che è anche uno dei tanti eroi quotidiani presenti nel libro, è nascosta una delle chiavi per leggere Cose dell’altro mondo: “Io, senza gli altri, non sono nessuno”.

 

Giorgio Biferali - Elisa Puglielli - Code dell'altro mondo

L’AUTORE – Giorgio Biferali (Roma, 1988) ha pubblicato A Roma con Nanni Moretti (Bompiani, 2016), una sorta di diario di viaggio scritto insieme a Paolo Di Paolo; Italo Calvino. Lo Scoiattolo della penna, un racconto illustrato per ragazzi (La Nuova Frontiera Junior, 2017); L’amore a vent’anni, il suo romanzo d’esordio (Tunué, 2018), presentato al Premio Strega; Il romanzo dell’anno (La Nave di Teseo, 2019).

Ora torna in libreria per Edizioni Clichy con Code dell’altro mondo, raccolta di brevi racconti illustrati da Elisa Puglielli, illustratrice e visual designer nata Roma nel 1992. Puglielli si è formata presso l’Università la Sapienza e attualmente vive a lavora a Milano. Il suo stile è minimal, pop e molto colorato. Ha collaborato con quotidiani e riviste sia italiani che internazionali, con festival di cinema e di teatro.

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Fonte: www.illibraio.it