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Georg Simmel: il filosofo che osservava le sedie

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Friedrich Meinecke, storico tedesco vissuto fra il 1862 e il 1954, ricorda nelle sue memorie (Esperienze 1862-1919) di aver ricevuto, un giorno, a casa propria un collega dell’Università di Strasburgo, Georg Simmel, e di averlo invitato a sedersi: ma lui “rimase in piedi e cominciò a tirar fuori dalla manica una filosofia della sedia e dell’offrire da sedersi”.

Questo breve aneddoto inquadra con una certa precisione la figura e l’attitudine alla filosofia di Simmel, irriducibile a qualsiasi scuola o forma codificata di pensiero, spesso tacciato di impressionismo per l’apparente asistematicità dei suoi ragionamenti (ma in realtà sempre fondati su alcune intuizioni di metodo fondamentali che ne assicurano la coerenza), per l’attenzione a dettagli anche minimi, per l’assenza di un lessico rigoroso e scientifico (i suoi saggi, non a caso, si leggono con grande piacere e facilità). Lukàcs nel 1918 lo definì  “il più grande filosofo della crisi della nostra epoca”, ma anche “il vero filosofo dell’impressionismo”.

Simmel, non a caso, è stato uno dei primissimi filosofi moderni, attraverso la sua particolare attenzione ai dettagli, agli aspetti microscopici dell’esistenza sociale, a dare dignità speculativa a oggetti quotidiani, spesso banali, come la sedia, appunto, o la cornice, l’ansa del vaso, il ponte, la porta, la caricatura, i gioielli e via dicendo. Sono tutti argomenti cui sono dedicati alcuni dei saggi raccolti da un volume da poco edito da Einaudi, Stile moderno. Saggi di estetica sociale, curato da Barbara Carnevali e Andrea Pinotti (e tradotto da Francesco Peri).

Georg Simmel Stile moderno

Si tratta di un libro che riunisce saggi di argomento vario, organizzati in cinque sezioni tematiche (ognuna delle quali presentata dalle utili introduzioni dei due curatori) in cui viene declinata da diversi punti di vista e su diversi oggetti di studio l’estetica sociale di Simmel, ovvero lo studio delle qualità sensibili dei fenomeni sociali e delle forme da cui questi sono configurati. Il punto di partenza è sempre il tentativo di guardare alla società come a un fenomeno estetico, un pensiero che si rivela attuale ancora oggi.

Troviamo, così, nelle pagine di Stile moderno saggi sulla psicologia dell’ornamento, dell’imbarazzo, della discrezione, una psicologia sociale del segreto, una sociologia della lettera, o della socievolezza, o ancora del pasto, una filosofia della moda e una psicologia del flirt per arrivare allo spazio, ai sensi, alla metropoli, al denaro e all’individualismo.

A tenere insieme un ventaglio così diversificato di argomenti sono alcune intuizioni di fondo di base che rimangono sempre costanti: l’approccio microsociologico, l’indagine sulle apparenze del mondo quotidiano, le forme socio-culturali che queste apparenze assumono, la riflessione di antropologia filosofica sui sensi (pagine bellissime sono dedicate all’odorato e alla vista), la teoria della modernità (con importanti riflessioni sul denaro, la metropoli, l’individualismo, l’esperienza del tempo e dello spazio, dello choc)  e il principio di reciprocità: Simmel interpreta i rapporti fra “soggetto e oggetto, individuo e società, economia e cultura” alla luce “di una interazione fondamentale: il mondo è sì costituito da forme soggettive, ma allo stesso tempo contribuisce a costituirle. Ne consegue il rigetto di ogni forma di determinismo univoco, dal momento che le cause sono prodotte dai loro stessi effetti”.

Per Simmel, insomma, l’ambiente e il comportamento umano convivono in uno stato di scambio reciproco mediato dai sensi. Ed è proprio alla sfera della sensorialità che sono dedicate alcune delle pagine più belle di questo libro: i sensi sono letti da Simmel come il principale mezzo di interazione con le cose e con gli altri esseri umani, e ne viene indagato il ruolo nei processi di condizionamento delle interazioni sociali: dal timbro della voce, all’olfatto, ogni senso ed esperienza percettiva, scrive Simmel nella Sociologia dei sensi “contribuisce in modo caratteristico alla costruzione dell’esistenza associata”. Così per esempio la genesi del concetto moderno di “operaio” viene spiegata da Simmel a partire da una particolare condizione sensoriale, vale a dire la convivenza in un ambiente in cui la prossimità visiva è associata alla mancanza di prossimità verbale, o ancora la modernità è guardata come un fenomeno in cui il tempo si accelera e lo spazio si restringe, scatenando risposte sensoriale diverse e, insieme, nuove forme di relazione reciproca: dalla fobia del contatto a una strutturazione nuova della vista fino all’intolleranza per gli odori corporei – al punto tale che in maniera forse provocatoria, ma senz’altro incisiva Simmel può affermare che “la questione sociale non è soltanto un problema etico, ma anche un problema di naso”.

Quest’attenzione alla percezione e alla sensorialità è una costante dei saggi di Stile moderno: che si parli del modo in cui gli odori stabiliscono delle forme di relazione interpersonali o lo sguardo entri in relazioni con i processi conoscitivi. E allo stesso tempo è costante l’attenzione ai risvolti sociali delle pratiche, dei fenomeni o degli oggetti analizzati: così, per esempio, in un passo della Filosofia della moda, che sembra quasi anticipare il brano di Orlando di Virginia Woolf in cui la protagonista, dopo il suo cambio di sesso, inizia a riflettere su come gli abiti femminili modificano i suoi comportamenti, Simmel considera il vestito come “una specie di armatura sensibile che media tra l’ambiente sociale e il soggetto attraverso il meccanismo dell’incorporazione, per cui chi si veste in modo simile finisce per muoversi, gesticolare, esprimersi in modo simile”.

I saggi contenuti in Stile moderno restituiscono l’immagine di un pensiero “vivente, ancora valido”, come scrivono Carnevali e Pinotti nell’Introduzione al volume, “per esplorare la nostra ‘estetica della vita quotidiana’ e per comprendere le trasformazioni culturali e sociali del mondo contemporaneo, tra cui l’estetizzazione diffusa, le nuove forme di esperienza urbana, il ruolo sempre più determinante degli stili di viti, la crescente interdipendenza tra valori economici e valori estetici, l’uso dei social media”.

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Fonte: www.illibraio.it