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“Grammatica per cani e porci”, viaggio nella lingua parlata e scritta oggi in Italia

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La grammatica e in generale le questioni attorno alla nostra lingua ci coinvolgono, mobilitano le folle sui social e di conseguenza i giornali e le tv, scatenano indignazioni e polemiche. Insomma, interessano a cani e porci. Attenzione: non è un insulto.

Non a caso, si intitola Grammatica per cani e porci (Ponte alle Grazie) il nuovo libro di Massimo Birattari, consulente editoriale, traduttore e autore, tra gli altri, di Italiano. Corso di sopravvivenza (TEA), È più facile scrivere bene che scrivere male (Ponte alle Grazie) e, per ragazzi, Benvenuti a Grammaland, La grammatica ti salverà la vita, Scrivere bene è un gioco da ragazzi, Leggere è un’avventura, Terrore a Grammaland e L’Italia in guerra (tutti Feltrinelli Kids).

Grammatica per cani e porci

La grammatica ci tocca da vicino, ci riguarda tutti, tutti sentiamo di aver qualcosa da dire sulla lingua che parliamo. Però, per prendere una posizione sensata (ed evitare inutili arrabbiature) è necessario avere cognizione di causa. Il nuovo libro di Birattari, che gestisce anche il blog Grammaland.it, è un viaggio nella lingua parlata e scritta oggi in Italia. Parte dagli strafalcioni (non tanto degli incolti quanto dei professionisti), passa alle “regole” (spesso di fantasia) ereditate dalle elementari ed erette a paradigma di un’età dell’oro in cui tutti parlavano e scrivevano meravigliosamente (al contrario dell’abominio in cui saremmo precipitati), esamina alcuni problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente e finisce per interrogarsi sulla natura e sul senso delle regole, e sulle risposte che un Homo grammaticus – il protagonista, insieme ai Cani e ai Porci, delle divertenti vignette di Niccolò Barbiero che accompagnano il testo – può fornire alle nostre domande.

Gli obiettivi di Birattari (qui i suoi articoli per ilLibraio.it) sono due. Il primo è dare un contributo allo sviluppo della consapevolezza linguistica, la nostra unica bussola nel momento del bisogno grammaticale. Il secondo è instillare la convinzione che l’italiano è uno strumento prezioso, da maneggiare con cura: una lingua corretta – e magari semplice, chiara, precisa, efficace – migliora grandemente la qualità della vita di una nazione.

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Fonte: www.illibraio.it