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“Il dono di Antonia”: Alessandra Sarchi racconta il potere del dare la vita

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Protagonista del nuovo romanzo di Alessandra Sarchi è Antonia, una donna di mezz’età madre di Anna, una ragazza adolescente con problemi di alimentazione. Il rapporto tra madre e figlia è teso, e la madre si chiede se non sia lei stessa la causa di quel disturbo che spinge la figlia a rifiutare il cibo. Anna però non è l’unica persona che porta con sé i geni di Antonia: anni prima, quando viveva negli Stati Uniti, Antonia aveva donato un ovulo a un’amica che non riusciva a diventare madre. Ora Jessie, nato anche grazie a quella donazione, è cresciuto e vuole conoscere la donna che ha contribuito alla sua nascita.

Il dono di Antonia (Einaudi Stile Libero) esplora questi due rapporti genitoriali estremamente diversi, uno che sembra voler respingere le proprie origini materne e uno che va a cercarle; un romanzo che si interroga sulle diramazioni del potere e della responsabilità legati all’atto del dare la vita.

Caterina Bonvicini su l’Espresso l’ha definito un “romanzo a dubbio“, perché “solleva domande su un problema attuale e scomodo come quello dei nuovi modi di dare la vita consentiti dalla tecnologia medica, senza prendere mai posizione”. Il libro si interroga sull’essenza della maternità, su quanto di questo ruolo possa basarsi sulla biologia e sulla genetica e quanto sulla presenza, le cure e le attenzioni, ma riflette anche sulla maternità intesa come esercizio di potere. Protagonisti sono anche i corpi delle donne, che possono dare la vita, che possono partecipare alla creazione della vita, ma che possono scegliere anche, come la figlia di Antonia, di allontanarsene smettendo di nutrirsi.

Alessandra Sarchi, classe 1971, ha pubblicato per Diabasis Segni sottili e clandestini (2008) e per Einaudi Stile Libero Violazione (2012, vincitore del premio Paolo Volponi opera prima), L’amore normale (2014) e La notte ha la mia voce (2017) vincitore del premio Mondello, del premio Wondy e finalista al premio Campiello.

copertina alessandra sarchi il dono di antonia

Per gentile concessione della casa editrice, su ilLibraio.it un estratto: 

Il capretto è nato verso le undici e mezzo di mattina, piccolo, con una certa difficoltà respiratoria, ma il veterinario ha assicurato che ce la farà, la distocia del parto non gli ha causato danni seri, anche se ha lasciato entrambi gli animali stremati. Antonia accarezza la madre fra gli occhi e le orecchie, il pelo è ancora umido di sforzo e paura, un tremito le percorre la schiena. Le rimane a lungo accoccolata vicino mentre lecca il suo cucciolo, e di tanto in tanto le sussurra: – Ce l’hai fatta.

Quando rientra in casa il sole è a picco, un brusio di api e farfalle svolazza sotto la veranda. Antonia vorrebbe solo dormire, ha incamerato il freddo dello sforzo dell’animale e il timore di doverlo abbattere. E Jessie Tyler, il solo nome le provoca uno smarrimento.

Anna ha apparecchiato all’ombra del glicine, ha già finito il suo pasto quando Antonia raggiunge la tavola e le chiede di farle compagnia anche se è sollevata dal non dover mangiare insieme. I loro pranzi a due finiscono sempre con lei che rimprovera sua figlia perché non si nutre a sufficienza, nonostante medici e psicologi le abbiano detto: signora, non lo faccia, eviti. Lasci che sua figlia si regoli da sola. Ma Anna non si regola da sola, e allora è tutto un rimbeccarsi: guarda nel tuo piatto, preoccupati di quello
che stai mangiando tu, almeno un’altra patatina, sai cosa mi cambia, non sarà questo che ti farà ingrassare. Astio di
  forchette e pentole che finisce in un mutismo rancoroso; per oggi Antonia vorrebbe risparmiarselo. Non le chiede nemmeno con cosa abbia pranzato, guarda solo i resti di cracker integrali sulla tovaglia, mentre Anna la fulmina perché si aspetta il solito rimbrotto. Antonia invece tace, si siede e addenta una fetta di pane, condisce i pomodori e la mozzarella.

– Mamma, chi è Jessie Tyler?
Antonia finisce di bere il suo bicchiere d’acqua.
– Non ne ho idea, ma lo scopriremo presto, se richiamerà come ha detto.
Anna la scruta e Antonia avverte la diffidenza che da qualche tempo l’accompagna. Sua figlia non si fida piú di lei, anche se lei non l’ha mai tradita.

Per Antonia è doloroso adattarsi a questo cambiamento, Anna si fidava di lei. C’è una loro fotografia, appesa a una parete del soggiorno, dove sono ritratte di profilo, l’una di fronte all’altra. La bambina, avrà avuto tre o quattro anni, è seduta sulle sue ginocchia, ma in una posizione instabile, dà l’idea di poter cadere da un momento all’altro, eppure si appoggia placida con la mano paffuta al suo braccio e la guarda negli occhi, abbandonata, sicura, tenuta.

Quanta distanza da quel tempo e da quell’immagine. Antonia non sa dove sia finita la sua bambina. La rimpiange.

– Ti sei trovata un amante americano. A me puoi dirlo.
Non lo riferisco a papà. È uno che hai conosciuto quando eri in California, ci scommetto.

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– Sarebbe scomodo, ma non cosí impossibile, – le risponde Antonia e, per non lasciar trapelare l’agitazione, cerca di concentrarsi sul sapore zuccherino delle fragole raccolte nell’orto e ancora calde di sole. Finge disinvoltura, scherza sul fatto che per tenere un amante nascosto  per tanti anni bisogna essere molto astuti, e anche molto pazienti. Anna è di umore ciarliero, si diverte quando sua madre è in difficoltà o può immaginarla in situazioni diverse da quelle in cui la vede di solito. Questo Antonia l’ha capito: immaginare la vita dei genitori, nel tempo in cui ancora non erano genitori, è per i figli una forma di mitologia quasi morbosa. Ma oggi, in cuor suo, dà ragione ad Anna: non le sta dicendo la verità su Jessie Tyler, perché se Anna sapesse, allora la sua diffidenza avrebbe una ragione, una ragione che non la riguarda, che riguarda solo la madre, prima che fosse sua madre.

Antonia sparecchia la tavola e porta i piatti in cucina. Chiede alla figlia se le va un caffè e se, piú tardi, ha voglia di fare una nuotata insieme. Anna scuote la testa: piú tardi ha intenzione di scendere in città.

– Ti sei dimenticata che stasera vado a una festa?
Antonia se ne era completamente scordata. Le pare sia passato un mese da quando la mattina presto Anna provava i suoi vestiti in camera. In realtà sono passate solo alcune ore, ma intanto il tempo di tutta un’altra vita ha lambito il suo, quella vita materiale da cui è stato cosí facile separarsi, ventisei anni prima, e che pure è cresciuta come un’ombra dentro di lei.

© 2020 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

(continua in libreria…)

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Fonte: www.illibraio.it