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Il movimento Black Lives Matter e il dibattito nel mondo editoriale

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L’uccisione di George Floyd durante l’arresto da parte della polizia il 25 maggio a Minneapolis ha portato alla nascita di una nuova ondata di proteste contro il razzismo che, dopo aver coinvolto in un primo momento molte città degli Stati Uniti, si sono spostate anche in alcune città europee.

Rappresentante di queste proteste è il movimento Black Lives Matter, che è riuscito nelle ultime settimane a ottenere più che in passato espressioni di sostegno e visibilità.

Il protrarsi delle manifestazioni sta dando voce alle problematiche sociali che mettono a rischio ogni giorno la vita delle persone discriminate e sta permettendo di evidenziare i diversi modi in cui il razzismo è ancora parte della vita quotidiana anche al di fuori degli Stati Uniti. I tentativi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica stanno mettendo in evidenza in particolare quanto il razzismo sia ancora presente in molti settori lavorativi, e tra questi il mondo dell’editoria.

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A riguardo Roxane Gay, scrittrice e attivista (di cui in Italia sono stati pubblicati da Einaudi con la traduzione di Alessandra Montrucchio Fame e Donne difficili) in un’intervista a Lithub ha affermato: “Il razzismo è così penetrante. Colpisce senz’altro ogni ambito della vita. Le persone nere, e più in generale le persone di colore, sono sotto rappresentate in ogni singolo settore“.

Una prima fase di riconoscimento della limitata diversità nel settore editoriale si era sviluppata nei primi mesi di quest’anno con le polemiche seguite alla pubblicazione del romanzo Il sale della terra di Jeanine Cummins. L’accusa di omogeneità demografica del settore non riguarda solamente gli autori pubblicati dall’industria editoriale, ma anche gli stessi dipendenti: ad esempio, stando a un sondaggio dell’editore Lee & Low Books, portato avanti in Gran Bretagna nel 2019, il 76% dei dipendenti del mondo dell’editoria intervistati si identificano come bianchi, il 74% come donne cisgender. Una scarsa rappresentazione delle minoranze nelle case editrici sarebbe il motivo alla base di una scelta delle storie e delle voci da pubblicare che colpiscono solo un certo tipo di sensibilità.

Al fine di rendere più evidente la disparità di trattamento tra i diversi autori, nei giorni scorsi è stato lanciato su Twitter l’hashtag #PublishingPaidMe, in cui diversi autori a partire da L.L. McKinney hanno deciso di condividere gli anticipi ricevuti per la pubblicazione dei loro libri. Come riporta il Guardian, con la pubblicazione di alcune di queste cifre sono emerse situazioni di disparità, come quella di Jesmyn Ward, autrice afroamericana, che dopo aver vinto il National Book Award nel 2011 con Salvage the bones, ha dichiarato di aver dovuto “lottare” affinché il suo editore raggiungesse la cifra di 100mila dollari d’anticipo per il libro successivo, ottenuta molto più facilmente da autori bianchi anche senza la vittoria di importanti premi alle spalle. Ward, pubblicata in Italia da NN, ha poi nuovamente vinto il National Book Award nel 2017 con Sing Unburied, Sing.

Queste dichiarazioni si sono spostate su una tabella condivisa, in cui scrittrici e scrittori hanno continuato a dichiarare le cifre ricevute come anticipo per i loro libri, specificando altre informazioni, come il genere del libro, quello in cui gli autori si identificano, oltre al loro orientamento sessuale. Non c’è stata una conferma da parte degli editori delle affermazioni degli autori, ma il New York Times riporta che, su 1200 dichiarazioni, è risultato che dei 122 autori che hanno ottenuto la cifra di 100mila dollari di anticipo, 78 si identificano come autori bianchi, 7 come autori di colore e due come latino americani. 

In risposta, continua il New York Times, alcuni editori hanno dichiarato di voler intraprendere dei cambiamenti. Tra questi Penguin Random House che, in un’email inviata ai propri dipendenti tre giorni dopo la nascita dell’hashtag, ha dichiarato che condividerà statistiche sui dati demografici del suo staff, che si impegnerà a aumentare la pubblicazione di libri di autori e autrici di colore, che istituirà dei corsi di formazione antirazzista e che verrà organizzata una lettura collettiva di How to be an antiracist di Ibram X. Kendi.

Anche Michael Pietsch, Chief Executive Officer del gruppo Hachette, in un’intervista ha affermato che creerà obiettivi per la diversità del suo staff e per gli autori da pubblicare, e che ha in programma di condividere alcuni dati demografici relativi ai dipendenti.

Esponenti del movimento Black Lives Matter nel frattempo hanno invitato chiunque voglia sostenerli, oltre a unirsi alle proteste quando possibile, a educare se stessi riguardo le diverse forme di oppressione che le minoranze subiscono da secoli e che continuano a subire oggi. Sono quindi state pubblicate liste di libri, film, serie tv, articoli, libri per bambini e ragazzi, profili social da seguire per poter capire meglio le ragioni delle proteste e la situazione attuale. Come risultato, negli Stati Uniti nelle ultime settimane è aumentato il numero di autori afroamericani presenti nella classifica dei libri più venduti del New York Times

 

Tra i titoli più venduti troviamo infatti testi come White Fragility di Robin DiAngelo, So You want to talk about Race di Ijeoma Oluo, How to Be an Antiracist di Ibram X. KendiMe and White Supremacy di Layla F. Saad, The New Jim Crow: Mass Incarceration in the Age of Colorblindness di Michelle Alexander.

Anche in Gran Bretagna i titoli di scrittrici e scrittori di colore, in seguito alle proteste, sono saliti in cima alle classifiche permettendo a Bernardine Evaristo e a Reni – Eddo Lodge di diventare le prime donne di colore britanniche a essere nei primi posti delle classifiche librarie del Regno Unito, rispettivamente con Girl, woman, other nella fiction e Why I’m No Longer Talking to White People About Race nella saggistica.

Come risposta, riporta il Guardian, la Black Writers Guild, associazione di cui fanno parte più di 200 autori inglesi, in una lettera aperta rivolta ai maggiori editori ha chiesto di introdurre una serie di riforme che rendano l’industria più inclusiva. Tra queste, la pubblicazione di dati e statistiche sui libri pubblicati e l’assunzione di dipendenti che facciano parte delle minoranze in ruoli con più responsabilità decisionale. 

 

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Fonte: www.illibraio.it