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“Il vento in faccia”: i consigli di lettura per l’estate 2020 della rivista il Libraio

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Il vento in faccia

«Lucho», così chiamavamo tra amici Luis Sepúlveda. Il grande maestro Francisco Coloane gli aveva spiegato il segreto di una vita felice: «Val la pena vivere finché hai il vento in faccia». E questo ha fatto, cercando – costi quel che costi – di stare sempre dalla parte giusta, con il vento in faccia.

Sul suo viso, nelle sue rughe, nei suoi racconti, nei suoi romanzi era scritta la sua avventurosa biografia. Era un personaggio delle sue storie. Il grande cantastorie di un mondo fatto di varia umanità. E ad un certo punto ha messo questa sua straordinaria abilità e intensità a beneficio dei giovanissimi, come un Esopo dei nostri tempi. Era un narratore, sia che si trattasse di episodi appena capitatigli, sia che si trattasse di scrivere per un pubblico sempre più largo. Amava l’Italia, dove dagli anni ’90 veniva spesso invitato alle molte belle manifestazioni culturali. Amava intrattenersi con i lettori, frequentare i festival e le presentazioni, amava i librai, ricambiato. Dopo aver lottato per più di un mese con il maledetto virus ha dovuto soccombere. Ci consola troppo poco pensare che alla fine era molto soddisfatto della sua vita, ce lo ha detto in ottobre al suo settantesimo compleanno. Dei suoi amori, dei suoi amici, dei suoi figli, del suo pubblico. Non sorprende che al momento della ripresa, dopo il lockdown, tanti librai indipendenti abbiano voluto rendergli omaggio dedicando alle sue opere, più vive che mai, intere vetrine. Ci mancherà in questo secondo tempo che dobbiamo ancora vivere, per questo Luigi Brioschi, il suo editore, al centro della rivista ricorda il lungo sodalizio editoriale con questo straordinario scrittore.

Tempo di ripresa e la Guanda pubblica un libro di Esther Foer, madre degli scrittori Jonathan, Franklin e Joshua. Il titolo dell’opera, dedicata alla vita della madre, sopravvissuta
sola all’Olocausto e costretta a ripartire da zero, sembra fatto apposta per la ripresa dopo lo tsunami causato dal Covid: Voglio sappiate che ci siamo ancora.

È anche tempo di cambiamento. Abbiamo bisogno, in questo anno drammatico, di storie di resilienza, di eroi. E la più spettacolare e dimenticata di queste storie rivive grazie alla potente penna di Ilaria Tuti, che passa con sapienza dal thriller a un grande romanzo epico, Fiore di roccia. Una storia di solidarietà, di donne, di cura, di guerra, che ci ricorda tanto i nostri giorni, le nostre battaglie, la nostra necessità di ricostruire noi stessi. Una storia che ha infiammato la redazione Longanesi come un fiammifero in un pagliaio.

All’opposto Javier Cercas, celebratissimo e premiatissimo autore spagnolo, ha scritto un thriller: Terra Alta. Lo abbiamo fatto leggere a esperti del genere celando il nome dell’autore perché non fossero influenzati dai pregiudizi e ne sono stati conquistati.

La voglia di uscire dai propri confini raggiunge anche Barbara Bellomo, nota per la sua serie di gialli al femminile che si lancia questa volta nel Libro dei sette sigilli, un romanzo d’avventura con la suspense di un thriller.

È interessante vedere come le scrittrici, invadendo generi o mestieri maschili, portino una diversa sensibilità e innovino. Glenn Cooper, maestro del genere, si sposta di lato ed entra in un clima distopico con Clean, immaginando una umanità che perde la memoria per un virus. C’è chi dice che il virus che ci ha colpiti è anche una lezione dalla quale l’umanità deve imparare. Credo che questo passi dal dare più chance e più peso alle donne. Come scrive Ilaria Tuti: «La nascita e la morte appartengono alle donne». Ma anche tutto quello che ci sta in mezzo le merita.

libraio giugno

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Fonte: www.illibraio.it