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Ilaria Capua: “Nell’arco di un paio di anni ci diremo ‘ti ricordi quando dovevamo metterci la mascherina?’”

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Come parlare ai più piccoli dei rischi legati alla Covid-19? Come aiutarli a proteggersi da un virus invisibile e ancora non del tutto conosciuto? Ilaria Capua, virologa apprezzata a livello internazionale (dirige il centro di eccellenza One Health dell’Università della Florida), ha deciso di scrivere un libro pensato proprio per bambine e bambini. Si intitola Ti conosco mascherina, è pubblicato da La Coccinella, e non a caso si tratta di un “libro-gioco”, con slider e finestre colorate.

Il volume punta a far conoscere ai più piccoli il mondo dei virus e a spiegare loro come convivere con la pandemia con consapevolezza, per quel che è possibile, e senza farsi prendere dalla paura. Sì perché nei mesi tragici segnati dall’emergenza coronavirus i bambini di tutto il mondo, in gran parte dei casi costretti per settimane a restare chiusi in casa, sono stati tra le vittime della Covid-19 anche a livello psicologico.

ilLibraio.it ne ha parlato con l’autrice, collegata dagli Stati Uniti.

Ti conosco mascherina": Ilaria Capua

Cosa l’ha spinta a immaginare un libro sul virus pensato per i più piccoli?
“I motivi sono diversi. L’intento è certamente quello di raccontare: punto ad ampliare la conoscenza sui virus per contribuire ad affrontare l’emergenza sanitaria. Del resto la sanità pubblica si basa sulla capacità di comunicare determinate informazioni ai cittadini, che devono poi mettere in atto le indicazioni. Questo libro è una sorta di libretto di istruzioni, una guida, uno strumento per rendere le famiglie più consapevoli su determinate regole e comportamenti da condividere al loro interno”.

Un libro da leggere assieme ai figli.
“Non solo. Vorrei che la lettura condivisa di Ti conosco mascherina contribuisse a ricreare e a rinforzare il rapporto intergenerazionale nelle famiglie stesse: non a caso sottolineo l’importanza di proteggere i nonni”.

Almeno all’inizio, si è parlato poco dell’impatto del virus sui più piccoli…
“I bambini non sono stati considerati particolarmente vulnerabili, e ci siamo concentrati su altre fasce di popolazione. La realtà è che i bambini sono molto vulnerabili, non tanto all’attacco del virus, quanto alle conseguenze della Covid-19. Nelle prime settimane tanti piccoli si sono sentiti impauriti, anche a causa di una comunicazione non sempre chiara da parte di media, famiglie e società. I bambini possono aver frainteso degli aspetti, e con questo libro, in maniera gentile e giocosa, cerco far comprendere loro cos’è questo virus”.

Un virus invisibile.
“Sì, e un nemico invisibile fa ancora più paura, perché i bambini molto piccoli non riescono a comprendere il concetto di invisibilità. Nel libro cerco di rendere comprensibile e immaginabile il virus agli occhi del bambino. Allo stesso tempo, lo sforzo è di presentare le cose così come sono andate ma, allo stesso tempo, rassicurando”.

Sin dalla prima pagina.
“Il libro inizia spiegando che i virus ci sono sempre stati e che il nonno della protagonista ha avuto l’asiatica quando era piccolo, ma poi è guarito”.

A quali modelli si è ispirata?
“A Margherita Hack, perché ha avvicinato generazioni di ragazzi alle materie scientifiche. E mi sono voluta spingere anche oltre, cercando di incuriosire potenziali talenti ancora più in erba”.

Nei suoi interventi sui media e nei suoi libri emerge da un lato la propensione alla divulgazione, dall’altra il desiderio di stimolare fiducia nei confronti della comunità scientifica. Nel libro-gioco in uscita per la Coccinella a un certo punto la bambina e i genitori ammettono di non capire appieno il funzionamento del virus, ma si dicono pronti a prendere le precauzioni consigliate e a seguire con fiducia le indicazioni degli esperti.
“Anche con questo libro voglio sottolineare l’importanza della competenza, che in momenti difficili come questi è ancor più necessaria”.

A proposito di fiducia nei confronti della comunità scientifica, che ruolo hanno avuto nella diffusione delle teorie negazioniste le discordanze tra gli epidemiologi nei mesi del lockdown?
“Non si può negare, all’inizio sicuramente c’è stata una certa confusione, direi inevitabile perché causata dall’emergenza sanitaria arrivata dalla Cina. Confusione che si è amplificata man mano. Per me è stata una grande sorpresa, e ho capito che c’era bisogno di uno sforzo comunicativo speciale. Ora, passati alcuni mesi, siamo più allineati con la complessità dell’evento”.

Non è il virus la causa della pandemia, ma il nostro stile di vita. Alla luce di questa premessa, quali abitudini dei bambini dovrebbero cambiare? 
“Alcuni momenti, penso a quelli di gioco in gruppo, vanno vissuti in modo diverso. Con questo libro abbiamo cercato di normalizzare alcune situazioni, proprio pensando ai più piccoli. Allo stesso tempo, ci tengo a rassicurare i bambini e le famiglie. Nell’arco di un paio di anni ci diremo: ‘Ti ricordi quando dovevamo metterci la mascherina?’”.

Ha preceduto una domanda inevitabile: che previsioni si sente di fare?
“Auspico che si arrivi, piano piano, a una nuova normalità, che riguarderà la nostra vita di tutti i giorni e il nostro percorso come generazioni che hanno vissuto questa emergenza sanitaria. Anche questo virus passerà, ce lo dice la storia”.

E come dovrà essere la “nuova normalità”?
“Mi auguro che ci porteremo dietro tante delle cose che abbiamo imparato in questi mesi. Il libro va in questa direzione, non dobbiamo dimenticare le buone pratiche che abbiamo appreso. Tra qualche anno diremo: ‘Ti ricordi quando prima di andare a tavola non ci lavavamo mai le mani’?”.

Quando si parla di coronavirus non si può non citare il tema ambientale. Del resto lo spillover del virus verso la specie umana è stato causato dall’impatto delle azioni umane sull’ambiente stesso. Se non si invertirà con decisione e urgenza la rotta, in futuro rischiamo di affrontare periodicamente altre ondate pandemiche?
“Questo tema è centrale nella mia battaglia scientifica, ne ho scritto in un mio saggio uscito prima della pandemia: Salute circolare. Una rivoluzione necessaria (Egea). Credo che questa emergenza ci abbia sollecitato ad alcuni interventi che altrimenti chissà per quanto avremmo rimandato. Il lockdown ci ha fatto capire che se ci si ferma un attimo, la natura risponde, forse il messaggio più forte che ci ha mandato questa situazione”.

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Fonte: www.illibraio.it