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“La matematica ci rende liberi”: la lettera d’amore per la scuola di Lorella Carimali

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La matematica ci rende liberi. Dagli stereotipi, dai condizionamenti della società e anche dalle paure più radicate in noi”. Parola di Lorella Carimali, classe ’62, docente di matematica e fisica nelle scuole superiori da trent’anni, che insegna al liceo Vittorio Veneto di Milano. Carimali, che collabora con università, centri di ricerca, istituzioni ed enti di formazione, nel 2018 è stata tra i finalisti del Global Teacher Prize, il Nobel per l’insegnamento.

Per Rizzoli ha pubblicato La radice quadrata della vita (2018), e ora torna in libreria con L’equazione della libertà – Nella matematica c’è la chiave della rinascita, un’appassionata lettera d’amore per la scuola, in vista dell’anno scolastico più difficile di sempre.

L’equazione della libertà Lorella Carimali matematica

E veniamo al libro: due più due fa quattro. La matematica non è un’opinione. E se non ci sei portato, meglio lasciar perdere, non hai speranze. Le donne, poi, con i numeri sono proprio negate… Quante volte ci siamo sentiti ripetere queste verità dal sapore assoluto, senza pensare che forse assolute non lo sono nemmeno un po’? Spesso quello in cui crediamo affonda le radici nel pregiudizio. E la matematica è il contrario del pregiudizio: è fatta per i curiosi, e quindi per tutti e tutte noi.

Perché un teorema o una formula mettono in gioco la nostra fantasia e la nostra creatività non meno di un’opera d’arte, e ci consentono di interpretare il mondo con occhi più acuti e mente più aperta. Insomma, capire la matematica è questione d’immaginazione, e di provare a superare la visione comune.

A smantellare uno per uno gli stereotipi che circondano la scienza di Pitagora e Turing – e che molti di noi si portano dietro dai banchi di scuola – ci pensa Carimali,  che con questo libro, che è anche un’appassionata lettera d’amore per la scuola e il suo ruolo educativo, ci insegna ad avere fiducia nelle nostre potenzialità e a dare una chance ai numeri, alleati preziosi per affrontare le sfide della vita.

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

(…)

La scuola è una comunità di apprendimento, una comunità democratica. E in un momento delicato come quello della pandemia da Covid-19, non può andare avanti con il consueto programma didattico. A cosa serve la cultura umanistica e scientifica se non alla comprensione di periodi come quello che stiamo attraversando? La nostra risposta didattica come scuola è stata creare un sito che parli di oggi. Quindi del virus, dell’isolamento, dell’impossibilità di vedere gli altri. E naturalmente anche di matematica, di italiano, di latino… L’obiettivo è conoscere la realtà odierna con gli strumenti che ci dà la scuola. Alcuni argomenti che affronteremo sono la periodicità delle epidemie nella storia, il virus e gli algoritmi, la statistica del Coronavirus. Tutto questo grazie alla didattica online su Google Meet. Una scuola in formato digitale che ha il vantaggio di eludere le consuete barriere spaziali consentendo di partecipare alle lezioni anche a ex compagni di classe o a fratelli che studiano in altri indirizzi. Così che questo fuori programma che ha modificato temporaneamente le nostre vite ci permetta di andare a nostra volta fuori programma, creando qualcosa di bello che non avremmo mai fatto.
Quando si è soli come ai tempi del Covid, isolati gli uni dagli altri, è più importante che mai sentirsi membri di una comunità. E “scuola” è anche questo: una comunità. Non solo un luogo in cui si va per imparare, ma anche per incontrare quei compagni che, nel corso degli anni, si trasformano in amici e per incontrare i professori che fanno da guida nel percorso. Le scuole superiori sono quelle che in generale ci segnano di più, perché in soli cinque anni si verifica un grande cambiamento: entriamo ancora ragazzini, quasi bambini, e usciamo giovani maturi, uomini e donne. In questi cinque anni conosciamo gli amici che probabilmente ci accompagneranno negli anni successivi, viviamo momenti che ci resteranno impressi nella memoria, quelle avventure che a volte riaffiorano dal cassetto dei ricordi durante le rimpatriate.
La scuola dunque è una comunità, dove siamo stati costretti a vivere per ben cinque anni… ma che, in fin dei conti, è una bellissima comunità.
Sarebbe bello se la scuola potesse anche essere, come si augura Shaan nel suo compito, “come un albero, su cui lo studente si arrampica seguendo un percorso scelto in base ai suoi interessi e alle sue attitudini”. Una scuola dinamica e attenta alle esigenze dei suoi studenti, una scuola per permettere loro di esprimersi nella più totale libertà assecondandone le naturali inclinazioni.
E forse sarà proprio questa situazione di emergenza e di estrema difficoltà causata dalla pandemia di Covid-19 a farci riflettere al riguardo. E la fine di un’era, in cui il virus fa da spartiacque tra il mondo come lo conoscevamo e un grande punto di domanda, potrebbe anche essere l’inizio di un approccio a un tipo diverso di insegnamento, più idoneo e stimolante per le generazioni future.

(continua in libreria…)

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Fonte: www.illibraio.it