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“La mezzaluna di sabbia”: il sapore della Calabria nel noir mediterraneo di Fausto Vitaliano

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“Il ritmo del paese nell’ultimo secolo non era praticamente mai cambiato, quell’andatura di calesse che non ti affatica né ti condiziona, un tempo sospeso che non ti chiede niente e niente ti darà in cambio. Si facevano chiacchiere aspettando chissà che, ci si salutava e ci si ignorava”. 

San Telesforo Jonico è un paese morente, di vecchi e di strade deserte, animato solo dalle chiacchiere al Bar Centrale: vi ha fatto ritorno, dopo anni di servizio a Milano, Gregorio ‘Gori’ Misticò, maresciallo dei carabinieri, ora in aspettativa perché malato, di quelle malattie carogne, che lasciano poche speranze. Trascorre le sue giornate con la lentezza di chi si è ritirato e più di tanto non ha voglia di fare: ci sono le visite alla rosticceria di Rosarino Piscopo, con gli odori di sempre, ci sono le avventure dei suoi fumetti, i Topolino che legge e rilegge, c’è la spiaggetta del Pàparo, dove zittire i rumori del mondo.

 "La mezzaluna di sabbia" di Fausto Vitaliano

Questo è il luogo del cuore per Gori, la mezzaluna di sabbia patria di papere e canneti: ci ha passato tutta la sua adolescenza, con Michele e Nicola, gli amici veri, quelli con cui passare il tempo, a piedi nudi sotto il sole, a guardare le donne con le mìnne scoperte.

Nicola è diventato medico, nell’altitàlia, ed è lui a curarlo, a visitarlo a Milano, dove Gori si deve recare, con frequenza, per la chemio, gli esami e le tante raccomandazioni.

Ma è con Michele che parla ogni giorno, l’amico che rimarrà per sempre sedicenne, da quell’attimo che l’ha visto vittima di un incidente. È la sua voce, che sempre più spesso, con l’avanzare della malattia, gli risuona dentro.

Nel silenzio della spiaggetta Gori Misticò indulge spesso in riflessioni sulla vita e su quella morte che sente vicino: ma La mezzaluna di sabbia di Fausto Vitaliano (Bompiani) prevede un intreccio avvincente e tanta azione, e Gori non è destinato al riposo che gli sollecita l’amico Nicola.

C’è un viavai sospetto di ruspe e bulldozer nei pressi del Pàparo, c’è il cadavere di un ucraino che compare dal nulla, e poi c’è il vecchio barone Vittorio Celata di Lauria, finissimo gentiluomo, studioso di storia e produttore di olio pregiato, trovato morto nel suo studio. 

Il brigadiere Federico Costantino, che Gori ha educato e fatto crescere, da solo non ce la fa e chiede aiuto. Tanto più che sotto minaccia è proprio la spiaggia del Pàparo, con un progetto folle di porto turistico, una speculazione edilizia che vede tanti interessi, soprattutto quelli del figlio del barone, Falco Celata di Lauria, “‘nu cùnnu come raramente se ne erano visti non solo sul versante jonico della Calabria, ma sull’intera faccia della terra.

L’indagine nella quale Gori Misticò si trova coinvolto è probabilmente la sua ultima, ed è quella l’occasione per lasciare un ricordo di sé. Perché, più della malattia e della morte, quello che fa schiantare il maresciallo è il pensiero di cosa gli potrà sopravvivere, di cosa potrà permettere agli altri di conservare un’idea giusta di lui. E la sua missione è sbrogliare la matassa e salvare la spiaggia del Pàparo, perché quella mezzaluna di sabbia possa ricordarlo sempre, lui e anche i suoi amici, pensieri di momenti sereni, da lasciare in dono a chi gli sopravvivrà.

“Sulla sua spiaggetta, là dove lui, Nicola e Michele avevano trascorso il tempo migliore delle loro vite non ci doveva mettere le mani nessuno, nemmeno dopo che lui non ci sarebbe stato più a vegliare. Non glielo avrebbe permesso, per nessunissima ragione”.

I pensieri di Gori dialogano con la memoria, la sua magia proustiana ha il sapore delle Òva cu i ciculìdhi della rosticceria, e il calore della sabbia nella quale strusciare i piedi: sono queste le forze che il maresciallo in borghese raccoglie, per indagare, tra le stanze eleganti del palazzo del barone, e le stradine polverose della Marina. Per andare indietro nel passato, scoprire il peccato originale che ha mosso tutto, e ha portato a quelle morti e a tutti quegli sporchi interessi, e far vedere un’ultima volta ciò di cui è capace. Sarà quella la sua eredità.

Tra concatenazioni di indizi, in un mix di azione e riflessione, si arriva dove tutto ha inizio, si svelano segreti, si porta in processione il Santo e si tirano le somme di una vita, che ha cercato la verità, distinguendo sempre il giusto dal conveniente, con una cicatrice sul petto e la mezzaluna di sabbia nel cuore.

Fausto Vitaliano, sceneggiatore per Disney, autore di teatro e narrativa, tratteggia protagonisti di un’umanità struggente che non manca di ironia: accanto a Gori, mirabile nuovo commissario dalle mille sfumature, e a Federico Costantino, brigadiere insicuro ma di forti principi, spiccano i tre Fenomeni di San Telesforo Jonico, ’u Filòsofu, ‘u Sapùtu e ’u Rinàtu, tutti i giorni ai loro posti di combattimento, fuori dal bar, a commentare il mondo che passa.

Sono lampi di spirito, le descrizioni di Vitaliano, e infondono vita ai personaggi di contorno ma di molto sapore: il carabiniere Ludovico ha il fisico da lanciatore di coriandoli, il costruttore Gassone ricorda “quei bidoncini di alluminio che un tempo si usavano per trasportare il latte”, il sostituto procuratore Califano che segue il caso non è altro che ‘nu ciùcciu parcheggiato nel suo ufficio, incapace di distinguere la mano destra dalla sinistra.

Insieme al ritmo, concitato dove serve, a tratti picaresco ma capace di rallentare nei momenti più umani, resta impressa la lingua di Vitaliano, che guizza e gioca con le parole con una popolarità autentica e vivace che restituisce tutto il sapore della sua Calabria.

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Fonte: www.illibraio.it