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Le regole degli amanti e il “manifesto dell’Amore Lieve”

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Iole e Sandro sono una donna e un uomo come noi. Hanno un lavoro, famiglie felici, sono figli di un’epoca sazia e fortunata. Eppure sono abitati da un sottile senso di opacità, di noia. Il loro incontro produce una scintilla sovversiva: si innamorano e sognano di mettere questo amore al riparo da ogni logoramento.

Soli in mezzo al brusio del mondo, si impegnano a fare della coppia il luogo di una continua ricerca e non un punto di arrivo. Con la serietà degli innamorati scrivono Le regole degli amanti, un patto trentennale che li condurrà a sperimentare tutti gli incanti dell’amore clandestino ma anche a vivere con pienezza le vite “alla luce del sole”, con altri e lungo altre strade.

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Sono giovani, quando lanciano al tempo la loro sfida. Giocano. Dell’amore colgono i petali più lievi e seducenti. Ancora non sanno quanto debba dilatarsi il cuore per vivere molte vite. Solo quando le sontuose peonie bianche cominceranno a sfiorire, forse, potranno scoprire il potere miracoloso di una lunga fedeltà.

Le regole degli amanti (Bompiani) è anche il titolo del nuovo romanzo di Yari Selvetella. Romano, classe ’76, autore tv e inviato per Rai1, Selvetella ha pubblicato i romanzi La banda Tevere (Mondadori, 2015) e Le stanze dell’addio (Bompiani, 2018, candidato al Premio Strega),  e il libro di poesie La maschera dei gladiatori (CartaCanta, 2014).

Le regole degli amanti si pone come affresco della borghesia italiana “con poche qualità” sullo scorcio del nuovo millennio e, al tempo stesso, come un’indagine letteraria sulla possibilità di un grande amore, oggi.

Ed ecco il patto trentennale della coppia protagonista del romanzo (Manifesto dell’Amore Lieve)

  1. Non esistono desideri irrealizzabili: gli amanti realizzano i desideri.
  2. Appartenere è un verbo per gli oggetti, non le persone. L’amante non ti apparterrà mai.
  3. Tratterai l’amante per quello che sogna di essere, non per quello che gli altri pensano o che la vita impone. E così bisogna trattare sé stessi in presenza dell’amante.
  4. Questioni che non riguardano gli amanti: salute, situazione economica, problemi lavorativi, litigi derivati da parentele, amarezze coniugali e familiari.
  5. Gli amanti non hanno ricordi e non hanno futuro. Gli amanti hanno solo il presente.
  6. Gli amanti leggono. Chi non legge non può essere un vero amante.
  7. Gli amanti costruiscono, rivelano e custodiscono segreti. Non li temono, poiché in essi è più vicina la verità.
  8. Gli amanti disprezzano il rancore. Se e quando lo provano, lo espellono.
  9. La noia non va condivisa tra amanti. La noia merita la solitudine almeno quanto la solitudine merita la noia.
  10. Gli amanti sono sempre pronti all’addio. Quando è il momento, sanno viverlo e accettarlo.

le regole degli amanti

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

IOLE

Non sono mai stata così innamorata come il giorno del mio trentesimo compleanno, il 14 febbraio del 1989. Mi rendo conto che, alla luce della storia che sto per raccontare, la coincidenza di essere nata proprio a San Valentino potrebbe ispirare giudizi molto diversi, ma non voglio in alcun modo condizionarli. Probabilmente, sin dalla più tenera età, mi sono convinta che nascere il giorno della festa degli innamorati avrebbe influito sul mio destino e, per suggestione, ho voluto dare una mano al caso. O forse è stato il giorno più infausto per mettere al mondo una come me. Non lo so. Mi interessa solo che ora si sappiano certi fatti e come io li ho vissuti: più intensamente di quel che sperassi. Se questa è una involontaria arringa difensiva mi scuso con chi la legge, se è un manuale d’istruzioni vi invito alla prudenza, se è un atto d’amore perdonatelo e riproducetelo il più a lungo possibile nelle vostre vite, magari in modo meno tortuoso ma con altrettanta leggerezza. Se sono memorie ribelli, celebrateci nei vostri cuori come coloro che non hanno voluto accontentarsi. Se è un diario che conferma un pettegolezzo, allora buon divertimento.

SANDRO

Per tutta la vita ho frainteso il talento, ritenendolo un tutt’uno con il desiderio e con la volontà. Tutto quello che mi veniva facile mi è parso ovvio e privo di fascino, così anziché affinarmi in quelle che erano le mie vere qualità, mi sono sempre posto un altro obiettivo interiore. Ho sottovalutato le attività in cui avrei potuto eccellere e destinato tutta la mia pervicacia ai capricci di una vanità malriposta. Mettendo da parte alcune cocenti delusioni, trovo che sia stato ed è lo stile di vita più divertente. Avevo tutto per diventare un grande avvocato: tradizione familiare, memoria, eloquenza e senso pratico, empatia e sfacciataggine, ma che noia tremenda sarebbe stata ridurmi davvero a perseguire quello che già sapevo di poter essere. Il destino si prende già troppo di noi per non meritare le nostre defezioni. Certo, così facendo sono stato un avvocato mediocre e uno scrittore fallito. Ho sperato e mi sono appassionato pensando forse di meritare, in quel modo, una bravura che non avevo; ho giocato con le cose serie della vita, con i legami familiari, con il denaro e ho sempre dissimulato le mie intenzioni e i miei veri sentimenti. Dove la maggior parte delle persone avrebbe visto solo vicoli ciechi, ho cercato e trovato dei passaggi segreti. Mi rendo conto che questo può sembrare l’esercizio prolungato e recidivo di una orribile doppiezza, ma dal mio punto di vista sarebbe più corretto intenderlo – se così posso esprimermi – come un’opera d’arte o meglio come il romanzo, questo sì, delle nostre vite. Le ho mosse e interpretate, le ho indirizzate e subite come se realtà e racconto fossero fatti della stessa pasta malleabile, come se la mia anima e la parola che utilizziamo per indicarla fossero la stessa cosa: solo così ho potuto sentirla tutta e renderla davvero esistente. Chi più di me, chi tra coloro che non fraintendono verità e finzione possiede più prove che essa non sia solo una diceria, una chiacchiera da preti? Quando ho plasmato me stesso come un personaggio, quando ho giocato con la mia persona come se fossi solo il frutto di una fantasia e ho provato davvero gioia e dolore, allora ho toccato sul serio il culmine della confusione tra letteratura e vita. Esattamente lì, in quell’equivoco, ho goduto come un satiro e amato come un poeta e sofferto come uno psicotico, lottato come un eroe e vissuto fino in fondo quello che un uomo può vivere. Tutto questo è stato il contrario del cieco abbandono a un vizio: non c’è miracolo nell’incoscienza come non c’è conquista nella pura modestia. Ho ambito, ho sognato, ho costruito, ho perso e ricominciato e adesso sono pronto a condividere le soddisfazioni e, perché no, anche gli errori che ho commesso realizzando il mio giardino segreto.

© 2020 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani

(continua in libreria…)

 

 

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Fonte: www.illibraio.it