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“Mentre tutto cambia”: quando l’adolescenza incontra la colpa

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Estate 1989, periferia tra Greco e Lambrate, quattro adolescenti pronti a condividere noia e afa in una “casetta” diroccata nei pressi della discarica abusiva che è diventato il loro quartiere in seguito alla chiusura delle fabbriche: gli ingredienti di Mentre tutto cambia (Fabio Guarnaccia, Manni Editori, 2021) sembrano preparare il lettore al più classico dei romanzi di formazione. Impressione, però, che dura solo per poche righe, prima di essere inghiottita dall’imprevisto che stravolge la cornice di apparente quiete suburbana.

Un giorno come un altro Vela, il Best, Paolino e Ivan trovano nel loro rifugio il cadavere di un ragazzo poco più grande morto di overdose durante la notte: il luogo in cui fino a poche ore prima passavano il tempo tra sigarette, musica e giornaletti porno si trasforma in un ricettacolo di morte, costringendo i ragazzi a fare i conti con qualcosa di troppo più grande di loro. A quattordici anni non si è più bambini ma neanche adulti, e il timore infantile che la denuncia del corpo possa causare in qualche modo la distruzione del tempio della loro amicizia li induce a tacere, a procrastinare, fino a decidere di spostare “l’intruso” nella discarica, rendendoli involontari artefici di un reato di occultamento.

Non lo sanno ancora, ma quel giorno, insieme al cadavere, viene seppellita la loro innocenza e un quinto compagno si unisce alla ristrettissima comitiva, ribaltandone gli equilibri: il peccato.

“Passai il resto della giornata vittima di un maleficio, trascinando per le strade del quartiere una catena di ferro lunghissima che girava tutto intorno a quella geografia battuta dal sole e che terminava legata al cumulo di detriti che ricopriva il cadavere del tossico”.

Non basta un funerale organizzato con l’acqua santa della nonna, a nulla servono i giorni al mare, lontani dai luoghi dell’inatteso crimine: complice un caldo che non dà tregua e inganna più degli eventi i pochi barlumi di lucidità rimasti, il tanfo di decomposizione del cadavere sepolto invade il quartiere e l’anima dei ragazzi, generando fantasie persecutorie che avvelenano la loro quotidianità: “come si fa a dissimulare i vermi che ti mangiano?”.

Mentre tutto cambia Fabio Guarnaccia

Mentre tutto cambia è un romanzo che si costruisce sull’intersecarsi di conflitti privati ed emotivi tipici dell’adolescenza – le tensioni di una famiglia in crisi in cui i genitori litigano in bagno coprendo le discussioni con il rumore di uno sciacquone rotto, le prime esperienze sessuali, le bocciature a scuola, gli episodi di bullismo violento diffuso nelle periferie – con un dramma molto più grande e universale: la morte. E se, in qualche modo, si può imparare a fare i conti con essa, viceversa non è possibile convivere – a quattordici anni meno che mai – con la colpa.

“[il Best] mi rispose che lui voleva vivere come un ragazzo normale di 15 anni. Non era difficile da capire. A parte il fatto che di anni ne aveva quattordici, ma cosa voleva dire vivere come un ragazzo normale della nostra età? All’inizio mi sentii deprimere, perché non ne avevo idea”.

Tra le righe di una cronaca celata e sulle note dei Depeche Mode, le pagine delineano le sfumature delicate dei rapporti umani: in primis, i legami di amicizia che solo in una determinata fascia di età si è in grado di instaurare, con una complicità intrisa di ammirazione ed emulazione, nonché di una sincerità a tratti spietata:

“Con la stessa voce materna, la voce sommessa della cura, [Paolino] mi dice che sono stato crudele. Crudele. Non lo disse per accusarmi, ne sono quasi certo, ma solo perché mi capacitassi di me stesso”.

Dall’altra parte, le complesse relazioni familiari: è proprio la mancanza di comunicazione con un padre per cui si nutre solo timore reverenziale a impedire al Vela una confessione liberatoria.

La speranza vana di un ritorno al freddo, ai maglioni, alla normalità, lascia spazio all’amara consapevolezza finale: “I segreti, quelli veri, non avvicinano le persone, corrompono il contatto e creano silenzi”.

E l’unico modo per affrontare una colpa involontaria sembra essere quello di espiarla con un nuovo, personale lutto.

Con una scrittura fluida ed evocativa, costellata di immagini vivide ed efficaci, Guarnaccia racconta il dramma di un’adolescenza segnata per sempre da un silenzio che genera mostri con cui condividere, senza tregua, l’esistenza. E lo fa, per citare le parole di Antonio Pascale, presentatore del romanzo al Premio Strega, “con mano delicata […] Un gruppo di ragazzini alla periferia di Milano ci porta, delicatamente, al centro delle nostre emozioni più antiche, primordiali e tuttavia indispensabili per prepararsi alla vita. Che poi spesso si vive senza capire.
Tuttavia si può sentire, e Fabio Guarnaccia lo sa e ci fa sentire cosa si sente mentre tutto cambia”.

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Fonte: www.illibraio.it