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Perché è così difficile capire chi non conosciamo? Il saggio di Malcolm Gladwell

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Il dilemma dello sconosciuto (Utet, traduzione di Eleonora Gallitelli) è l’ultimo saggio di Malcolm Gladwell, che, inserito nel 2005 da Time nel suo elenco dei 100 personaggi più influenti, ha scritto per diverso tempo di economia e scienza sul Washington Post (di cui ha gestito anche la redazione di New York) e che dal 1996 collabora con il New Yorker.
Autore di molti bestseller, in Italia di Gladwell sono stati pubblicati Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti (BUR, traduzione di Patrizia Spinato), In un batter di ciglia. Il potere segreto del pensiero intuitivo (Mondadori, traduzione di Massimo Parizzi), Fuoriclasse. Storia naturale del successo (Mondadori, traduzione di Elisabetta Valdré), Avventure nella mente degli altri. Geni incompresi, teorie paradossali e predizioni azzardate (Mondadori, traduzione di Massimo Parizzi), Davide e Golia. perché i piccoli sono più forti di grandi (Mondadori, traduzione di Doriana Comerlati).
Gladwell è anche autore del podcast di successo Revision History, le cui puntate sono capaci di toccare picchi di tre milioni di ascoltatori, in cui viene preso un elemento del passato e la sue interpretazione viene ribaltata attraverso una prospettiva diversa.
Ne Il dilemma dello sconosciuto Gladwell utilizza la stessa tecnica, prendendo casi studio o fatti di cronaca e analizzando le difficoltà comunicative che si manifestano (soprattutto tra sconosciuti) e le conseguenze più nefaste che possono seguire a fraintendimenti, incomprensioni ed equivoci.
L’atto del capirsi è reso complicato dalla lingua, ma anche dalla storia, la cultura, il senso dell’umorismo; ancora più complicato è l’atto del fidarsi. Quelle che riteniamo personalmente delle buone capacità di letture delle intenzioni degli estranei non sempre lo sono, e la storia a volte ce ne da degli esempi: quando il ministro inglese Chamberlain incontrò Hitler, riporta Gladwell, lo giudicò un “uomo ragionevole e votato alla pace”.
Ma il capirsi a vicenda e l’intepretare le intenzioni del prossimo sono attività necessarie per la vita in società. Gladwell, a partire da alcuni casi studio, analizza quindi le maggiori difficoltà che si possono incontrare, e le conseguenze gravi e dannose a cui queste possono condurre, nella speranza che un aumento di sospetto e di distanza da chi ci sta intorno non rimangano gli unici mezzi a nostra disposizione.

 

Su ilLibraio.it per gentile concessione dell’editore un estratto:

Introduzione

«Scenda dalla macchina!»

1.

Nel luglio del 2015 una giovane afroamericana di nome Sandra Bland parte in macchina da Chicago per raggiungere una cittadina del Texas a ovest di Houston. Ha un colloquio di lavoro alla Prairie View A&M University, dove si è laureata qualche anno prima. È alta e grintosa, e ha personalità da vendere. Da studentessa ha fatto parte dell’associazione femminile Sigma Gamma Rho e suonato nella banda dell’università, e l’ultimo anno ha partecipato alle attività di volontariato dei laureandi. Posta regolarmente brevi video motivazionali su YouTube nella sua rubrica Sandy Speaks (“La parola a Sandy”), che spesso si aprono con la frase: «Buongiorno, miei magnifici re e regine».

Oggi sono di buonumore e voglio dire grazie a Dio e lodare il Suo nome. Sì, voglio ringraziarlo, non solo perché è il mio compleanno, ma per avermi fatta crescere, e per tutto ciò che mi ha dato in quest’anno. Ripenso ai miei ventotto anni su questa terra e a tutto ciò che Lui mi ha mostrato. Anche se ho fatto degli errori, e ne ho fatti tanti, Lui ha continuato ad amarmi, e voglio che voi tutti sappiate, miei re e regine, che Lui continua ad amare anche voi.

La Bland passa il colloquio alla Prairie View. Ne è contentissima. Il piano è quello di iscriversi anche a un master in scienze politiche. Il pomeriggio del 10 luglio esce dall’università per andare a fare la spesa, e mentre svolta a destra per prendere lo stradone che costeggia il campus viene fermata da un poliziotto, un certo Brian Encinia, un trentenne bianco con i capelli scuri tagliati corti. All’inizio sembra molto cortese. Le dice che non ha segnalato il cambio di corsia. Le fa qualche domanda. Lei risponde. Poi la Bland si accende una sigaretta ed Encinia le chiede di spegnerla.

Lo scambio successivo, registrato dalla telecamera montata sul cruscotto dell’auto della polizia, è stato visualizzato milioni di volte su YouTube nelle più svariate forme.

BLAND: Sono nella mia macchina, perché dovrei spegnere la sigaretta?

ENCINIA: Bene, allora scenda dalla macchina.

BLAND: Non vedo perché dovrei scendere dalla mia macchina.

ENCINIA: Scenda dalla macchina.

BLAND: Perché…

ENCINIA: Scenda dalla macchina!

BLAND: Non ha nessun diritto di impormelo. Nessun diritto.

ENCINIA: Scenda dalla macchina.

BLAND: Non ha nessun diritto. Nessun diritto di comportarsi così.

ENCINIA: Ho diritto eccome, e adesso fuori o ti faccio uscire io.

BLAND: Mi rifiuto di parlare con lei. Le fornirò solo le mie generalità. [Incomprensibile] Vuole costringermi a uscire perché non ho messo la freccia?

ENCINIA: Fuori o ti faccio uscire io. Questo è un ordine. Scendi subito dalla macchina o ti tiro fuori io.

BLAND: E io chiamo il mio avvocato.

Vanno avanti così per molto tempo. L’atmosfera si fa incandescente.

ENCINIA: Adesso ti sbatto fuori da lì. [Allunga un braccio nella macchina.]

BLAND: Mi sbatte fuori dalla mia macchina? Va bene, faccia pure.

ENCINIA: [Chiama i rinforzi] 2547.

BLAND: Vediamo cosa sa fare.

ENCINIA: Te lo faccio vedere io cosa so fare. [Fa per afferrare la Bland.]

BLAND: Non mi tocchi!

ENCINIA: Scendi dalla macchina!

BLAND: Non mi tocchi. Non mi tocchi! Non sono in arresto, non ha nessun diritto di farmi uscire dalla macchina.

ENCINIA: E invece sei in arresto!

BLAND: In arresto? Per cosa? Per cosa? Per cosa?

ENCINIA: [Alla centrale] 2547 County FM 1098. [Incomprensibile] Mandatemi un’altra unità. [Alla Bland] Scendi dalla macchina! Scendi subito dalla macchina!

BLAND: Perché vuole arrestarmi? Se sta cercando di farmi una multa per non aver…

ENCINIA: Ho detto scendi dalla macchina!

BLAND: Perché vuole arrestarmi? Ha anche aperto…

ENCINIA: Questo è un ordine. Ora ti tiro fuori di qui.

BLAND: Mi sta minacciando di trascinarmi fuori dalla mia macchina?

ENCINIA: Scendi dalla macchina!

BLAND: E poi? Mi [Incomprensibile]?

ENCINIA: Non costringermi a usare questo! Fuori! Subito! [Estrae un taser e lo punta contro la Bland.]

BLAND: Wow. Complimenti. [Esce dalla macchina.]

ENCINIA: Fuori. Subito. Fuori dalla macchina!

BLAND: Per non aver messo la freccia? Tutta questa storia per non aver messo la freccia?

La Bland viene arrestata e chiusa in carcere. Tre giorni dopo si suicida in cella.

Il caso Bland si verificò in una strana congiuntura della vita pubblica americana, che era iniziata alla fine dell’estate 2014, quando un diciottenne nero di nome Michael Brown era stato ucciso a colpi di arma da fuoco da un poliziotto a Ferguson, nel Missouri. A quanto pare, aveva soltanto rubato un pacchetto di sigari da un negozio. Per qualche anno si succedettero casi clamorosi di violenza contro i neri da parte della polizia, che suscitarono scontri e manifestazioni in tutto il paese e portarono alla nascita del movimento per i diritti civili Black Lives Matter. Per un po’, in America non si parlò d’altro. Forse ricorderete qualcuno dei nomi che hanno fatto notizia. A Baltimora il giovane Freddie Gray fu arrestato per il possesso di un coltellino ed entrò in coma nel furgone della polizia. Alle porte di Minneapolis un altro giovane afroamericano, Philando Castile, fu fermato da un poliziotto e inspiegabilmente freddato con sette colpi di pistola dopo aver esibito il tagliando dell’assicurazione. A New York un uomo di nome Eric Garner fu avvicinato da un gruppo di poliziotti che sospettavano vendesse sigarette di contrabbando e poi strangolato nel corso di una colluttazione. A North Charleston, nella Carolina del Sud, Walter Scott venne fermato per un guasto a un fanale posteriore, si lanciò fuori dall’auto e fu colpito fatalmente alle spalle da un poliziotto bianco. L’omicidio avvenne il 4 aprile 2015. Sandra Bland dedicò a Scott una puntata di Sandy Speaks.

Buongiorno, miei magnifici re e regine. […] Non sono razzista. Sono cresciuta a Villa Park, in Illinois. Ero l’unica nera nel gruppo delle cheerleader. […] Cari neri, non avrete mai successo in questo mondo finché non imparerete a collaborare con i bianchi. Voglio che i bianchi in ascolto capiscano davvero che noi neri stiamo facendo tutto il possibile […] ed è ovvio che ci incazziamo quando assistiamo a situazioni in cui è evidente che la vita dei neri non conta nulla. Se vi state chiedendo perché se l’è data a gambe, be’, che diamine, ultimamente abbiamo visto tutti che anche se resti dove sei e ti consegni alla polizia possono ammazzarti lo stesso.

Di lì a tre mesi era morta anche lei.

Da un certo punto di vista, ho scritto Il dilemma dello sconosciuto anche per capire cosa accadde davvero quel giorno sul ciglio della strada nella campagna texana.

Perché scrivere un libro per analizzare un controllo della polizia finito male? Perché il dibattito originato da quella sfilza di casi è stato del tutto insoddisfacente. Da una parte ci sono quelli che hanno gridato al razzismo osservando i fatti da una distanza siderale. Dall’altra quelli che hanno esaminato nel dettaglio ogni caso con la lente d’ingrandimento. Che tipo era questo poliziotto? Cos’è che ha fatto di preciso? I primi guardavano la foresta ma non vedevano gli alberi, gli altri vedevano gli alberi e non la foresta. In un certo senso, avevano ragione entrambi. Il pregiudizio e l’incompetenza sono due categorie molto utili quando si tratta di spiegare il disagio sociale negli Stati Uniti. Ma oltre al fermo proposito e alla massima convinzione di non ricadere più negli stessi errori, a cosa portano entrambe queste diagnosi? Esistono i cattivi poliziotti, esistono i poliziotti prevenuti. I conservatori preferiscono la prima interpretazione, i progressisti la seconda. Alla fine le due posizioni si annullano a vicenda. I poliziotti continuano a uccidere dei cittadini americani, ma queste morti non fanno più notizia. Anche negli Stati Uniti, a distanza di qualche anno la gente deve fare uno sforzo per ricordare chi era Sandra Bland. Con il tempo mettiamo da parte queste discussioni e passiamo ad altro.

Ebbene, io non voglio passare ad altro.

(continua in libreria…)

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Fonte: www.illibraio.it