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Petra Delicado di Alicia Giménez-Bartlett, un’autobiografia in cui la finzione supera la realtà

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Ci affezioniamo spesso ai protagonisti delle nostre storie preferite, ci troviamo a gioire per i loro successi, a soffrire un po’ quando sanguinano attraverso la carta. Quando la narrazione è abile, i personaggi diventano tridimensionali: li sentiamo addirittura parte della nostra quotidianità, tanto che non ci basta conoscere la storia che ci sanno raccontando, vorremmo sapere tutto. Forse è proprio da questa curiosità che nasce l’esigenza di dialogare, creare gruppi per discutere di “cosa sarebbe accaduto se…”, scrivere e confrontarsi con gli autori stessi.

Quando questo desiderio diventa urgenza di sapere, gli autori rispondono, e alcuni fanno ancora di più, proprio come una scrittrice amatissima da lettrici e lettori italiani, Alicia Giménez-Bartlett, che con la sua Autobiografia di Petra Delicado (Sellerio, traduzione di Maria Nicola) ci porta a scoprire la storia dell’ispettrice che impone l’ordine tra le strade di Barcellona.

Alicia Giménez Bartlett

In un certo senso la nuova dimensione del personaggio è già arrivata ai lettori anche grazie a Petra, la miniserie di Sky interpretata da Paola Cortellesi che ha portato sul piccolo schermo quattro delle sue indagini, ma qui l’autrice va oltre.

Infatti, Alicia Giménez-Bartlett porta in libreria la biografia di una protagonista seriale, un romanzo che si fonde con la vita vera, originale e allo stesso tempo autentico, in cui la finzione supera la realtà.

L’eroina per una volta depone l’armatura, lei che ogni giorno si confronta con gli orrori del Male, così tenace nei suoi ideali, per una settimana lascia tutto per ritirarsi in un convento galiziano, per riflettere sulla sua esistenza e dare avvio a un vero e proprio flusso di coscienza, partendo dalla sua nascita.

“Sono nata avvolta dall’amore, circondata dall’amore, immersa, sprofondata nell’amore. Quello che era stato liquido amniotico si trasformò in amore non appena respirai la prima boccata d’aria della mia vita. (…) fino a quando compresi che il loro non era un amore incondizionato, era un amore ‘nonostante’”.

Con questo esordio inizia il racconto di Petra, e già dalle prime pagine si respira la forza delle emozioni che ci formano, delle relazioni più intime che ci temprano e alle quali è difficile rinunciare, anche quando ci lasciano qualche piccola scheggia nel cuore.

Dal rapporto con le sorelle a quello con il padre, “un personaggio umano e piacevole”, bastano pochi tratti per ricreare un quadro familiare così reale da essere quasi tangibile. Ma è soprattutto la descrizione della madre a delineare gli spigoli e le fattezze di Petra, ed è proprio in queste parole che ci sembra di scorgere un antico dolore: “A mia madre devo la mia tendenza alla teatralità, la mia fermezza femminista e i primi rudimenti dell’odio. La capacità di odiare, una volta temperata dal passare degli anni, mi è stata di grande utilità”.

Ogni pensiero e ricordo ci porta nella dimensione della Spagna della fine del franchismo, dalla formazione religiosa a una formazione orientata al matrimonio e alla cura del focolare domestico, un percorso che sboccia poi in quel femminismo e quella decisione di intraprendere l’Accademia di polizia che porta Petra ad assaporare una sensazione di libertà e di rottura verso un destino che apparentemente sembrava predefinito.

Una pagina dopo l’altra si assaporano sensazioni, incontri, ricordi che portano il lettore a rievocare i casi che lo hanno tenuto col fiato sospeso ma anche a vivere Petra nella sua vita adulta, anche attraverso i suoi matrimoni.

Se nei precedenti romanzi, da Riti di morte in poi, abbiamo osservato Petra, qui abbiamo iniziato a conoscerla e ad apprezzarne le sue mille sfaccettature, proprio come faremmo con un amico, un collega, un conoscente che a poco a poco si svela per raccontarci il lato più intimo di sé.

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Fonte: www.illibraio.it