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“Quello che si salva”, l’inno alla forza delle donne di Silvia Celani

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Solo un passo divide Giulia da quella vetrina. Un passo che però le sembra il più difficile che abbia fatto nella sua vita. Perché dietro quel vetro c’è un oggetto che non vede da tanto tempo, ma la cui immagine è impressa dentro di lei come un tatuaggio sulla pelle. Per tutti è una semplice trottola, per lei rappresenta l’attimo in cui il mondo si è inceppato lasciandola in bilico. Ma ora è di nuovo davanti ai suoi occhi. E così all’improvviso Giulia intravede la sé stessa giovane. La ragazza che mentre Roma nel 1943 era sotto il giogo dell’orrore nazista, correva impugnando una pistola per colpire gli artefici di tutta quella sofferenza. Le sue mani che fino al giorno prima sfioravano con delicatezza i tasti di un pianoforte trovarono il coraggio di combattere insieme a molti altri giovani per la libertà. Come se fosse l’unica scelta possibile, come se un’altra strada non fosse percorribile.

Accanto a lei Leo e il loro amore nato nei rifugi in cui erano costretti a nascondersi, negli abbracci per superare la paura. Leo che una notte le disse che qualunque cosa fosse successa lei doveva solo tenere con sé la trottola che le aveva mostrato e che significava moltissimo per lui. Allora nulla sarebbe mai cambiato per loro. Ma quando non si seppe più nulla di lui dopo un attacco nemico Giulia non riuscì a ritrovare quell’oggetto. E tutto intorno da quel giorno smise di girare. E adesso eccolo in quella vetrina. Giulia deve scoprire come è finito lì. E c’è un’unica persona a cui per la prima volta è pronta a raccontare la sua storia: Flavia, che ha cresciuto come una nipote. Perché sappia che non è vero che i vuoti lasciati dalle persone che abbiamo amato non si riempiono più. In realtà sono sempre colmi della loro protezione, bisogna solo non aver paura di ascoltarli.

Dopo il romanzo d’esordio Ogni piccola cosa interrotta, Silvia Celani (nella foto di Yuma Martellanz, ndr) torna in libreria, sempre per Garzanti, con un nuovo romanzo, Quello che si salva, un inno alle donne e alla loro forza, al loro cuore capace di resistere a ogni urto.

 "Quello che si salva", l'inno alla forza delle donne di Silvia Celani

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

Il 9 settembre è un giorno speciale per Flavia e per nonna Luli. Ogni anno escono insieme, prendono un autobus e si lasciano alle spalle il quartiere di San Giovanni in cui vivono. Raggiungono il Circo Massimo, procedono verso la Bocca della verità e il Tempio di Ercole Vincitore, passeggiano sul Lungotevere de’ Cenci, gettano uno sguardo all’Isola Tiberina, attraversano il ghetto e approdano a piazza Navona, dove si fermano a bere un caffè a Sant’Eustachio, quindi tornano verso il fiume percorrendo via dei Coronari. È una specie di rito, il loro; anche se Flavia non ricorda né quando sia iniziato, né saprebbe spiegare perché sia diventato così importante. Una sola volta ha provato a chiederle perché proprio quel giorno. Perché proprio quelle strade. «È l’unico modo che mi rimane per incontrare i fantasmi del mio cuore», le ha risposto nonna Luli. E sul suo viso, nel fondo dei suoi occhi, è comparsa un’ombra. Un dolore antico, eppure ancora pulsante. Flavia ha continuato a non capire, ma una sorta di pudore le ha impedito di chiederle ulteriori spiegazioni.

Le apre il portoncino con un bel sorriso sul viso. «Tesoro, ti aspettavo.»

«Ciao, nonna! Pronta per la nostra passeggiata?»

Nonna Luli si infila il soprabito – uno spolverino leggero, rosso rubino – avvolge il collo con un foulard a fantasia floreale, quindi afferra la borsetta. «Prontissima.»

Uscite dal palazzo, procedono in direzione della fermata dell’autobus. Salgono e si siedono vicine.

I posti davanti a loro sono occupati da un uomo e una donna sulla cinquantina. Lui indossa una camicia arrotolata sugli avambracci, lei un elegante abito smanicato. Flavia non può fare a meno di osservarli: sembrano una coppia di vecchia data, anche se spostano ovunque lo sguardo pur di non rischiare di guardarsi negli occhi; siedono vicini, ma facendo bene attenzione a non sfiorarsi.

Come Flavia, anche nonna Luli li osserva per un po’, quindi si avvicina al suo orecchio. «In ogni persona che incontriamo nella nostra vita, spesso cerchiamo qualcosa che va ben oltre quanto ci possa veramente offrire. Il ricordo di una sensazione. Una certezza che eravamo lì lì per conquistare da sole, ma che poi ci è sfuggita di mano. Ogni volta che incontriamo una persona, prima di legare il nostro cammino al suo, dovremmo capire se siamo attratte da quella persona o se invece cerchiamo in lei solo ciò che in quel momento non abbiamo. Ciò che non abbiamo mai avuto o che semplicemente abbiamo perduto.»

Possibile che solo guardando quei due sconosciuti, abbia capito tutto questo? Sta parlando di loro? O forse sta solo parlando di sé stessa?

«Siamo arrivate», annuncia Flavia, quando scorge la fermata.

Raggiunto il marciapiede, prendono entrambe un respiro profondo.

«Che splendida giornata», osserva nonna Luli. «Solo Roma ha un cielo così. Una luce così.»

Camminano lentamente, scambiando solo una manciata di parole. Nonna Luli si guarda intorno, a volte sorride timidamente, altre fissa un punto in cui però non sembra esserci nient’altro che erba, nient’altro che asfalto, nient’altro che muri rovinati dal tempo. Flavia ha l’impressione che sia impegnata in una conversazione silenziosa eppure fittissima. In una conversazione che non è fatta soltanto di parole. Nei suoi occhi galleggiano altre immagini, altri luoghi, un altro tempo. Flavia riesce a percepirne l’energia strisciante, l’impeto. Ma non è capace di decifrarne il codice. Ciò a cui è certa di assistere, ogni volta che si concedono questa passeggiata, è il lento ma inesorabile trasformarsi di nonna Luli. Sotto le rughe del viso, al di là dei suoi movimenti sempre più incerti, una luce prende di nuovo a brillarle dentro.

Una luce che pulsa. Potente come un cuore.

(continua in libreria…)

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Fonte: www.illibraio.it