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Recalcati: “La psicanalisi rischia l’estinzione. Va recuperata la ‘dissidenza del desiderio’…”

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Da pochi giorni è stata celebrata la Giornata Mondiale dedicata alla Salute Mentale. Ma cosa accade se una delle possibili cure ai disturbi della psiche, la pratica psicoanalitica tradizionale, risulti essa stessa malata? O abbia quantomeno tradito la sua originaria vocazione?

Urge un nuovo processo, un nuovo tribunale, ma non quello austero della critica kantiana. Il banco degli imputati è un mare aperto che ripone “fiducia intrepida verso ciò che si profila all’orizzonte” e il pubblico ministero è uno dei più grandi psicoanalisti ed intellettuali fuori dal coro della nostra storia, Elvio Fachinelli.

A restituire la portata e l’attualità dell’autore di quel libro-mondo che è La mente estatica, è un altro noto psicoanalista e scrittore, Massimo Recalcati che a lui ha dedicato Critica della ragione psicoanalitica. Tre saggi su Elvio Fachinelli edito da Ponte alle Grazie.

“Per Fachinelli la storia della psicoanalisi dopo Freud è la storia di un tradimento”, scrive Recalcati. “Essa non ha saputo accogliere la “dissidenza del desiderio”. L’ontologizzazione ideologica del complesso edipico condensa la ragione ultima di questo tradimento. È proprio dall’interpretazione dell’Edipo come basamento di una sorta di teologia monoteista immutabile che scattano i meccanismi difensivi dei quali la psicoanalisi si è trovata prigioniera».

Fachinelli, impegnato nella vita della comunità e della città, intesa nel significato più profondo di polis, si oppone alla “psicanalisi della risposta” a favore della “psicanalisi della domanda”, combatte la riduzione della formazione a conformazione, la reiterazione a favore dell’inatteso, la politica che si irrigidisce nell’ideologia e che, anziché essere a servizio della vita, la cannibalizza, e stigmatizza in “Claustrofilia” quello che già Freud lamentava come il più maligno problema dell’analisi: la sua tendenza a un prolungamento indefinito.

La psicoanalisi è apertura, imprevisto, per Fachinelli. È una domanda che genera nuovi orizzonti; è il femminile e l’accoglimento, l’esperienza estatica dal carattere anarchico che rigetta ogni sistematizzazione definitiva. Quella che, secondo l’intellettuale scomparso nel 1989, la ragione tradizionale ha tradito, preferendole chiusura, conformazione, dogmatismo e ripetizione. Tutto questo sintetizzato attraverso la contrapposizione tra l’aperto del mare e il chiuso della stanza della seduta.

Critica della ragione psicoanalitica

Partiamo da questa immagine: la psicanalisi è associata molto più convenzionalmente ad una stanza chiusa, ad un orologio che scandisce un tempo reiterato alla ricerca di risposte. Invece Fachinelli la identifica con un mare sconfinato che fa dell’inatteso, della gioia eccessiva e della domanda mai appagata, i suoi cardini. Come si conciliano queste due visioni?
“Fachinelli porta la psicoanalisi verso il mare e verso la polis. La vuole liberare dalla gabbia della clinica. Non che la psicoanalisi non sia una pratica clinica, ovviamente. Ma il chiuso della stanza dell’analisi assume per lui la dimensione sintomatica di una splendida separazione degli psicoanalisti dal mondo. Il suo sforzo è dunque quello di riportare la psicoanalisi nel cuore della polis. Gli analisti rischiano di diventare i normalizzatori dell’inconscio e di mobilitarne una difesa permanente, quando l’inconscio assomiglia invece a un mare aperto. Temono l’inconscio come temono la vita, la gioia eccessiva della vita”.

Perché l’apertura per Fachinelli è femminile?
“Il maschile è un regime fondato sulla monarchia del fallo. È luogo di una identificazione collettiva indivisa. Per Freud la Chiesa e l’Esercito sono collettivi fondati sull’identificazione fallica, un ingombro che assilla il maschile. È il mito dell’avere, dell’essere, del fare, dell’apparire. Un mondo chiuso su se stesso. Il godimento fallico, afferma Lacan, è il godimento della masturbazione. Diversamente, il femminile è il luogo dell’apertura, del disarmo, dell’accoglimento, in cui manca l’assillo per il potere. C’è l’orizzonte aperto del mare. In questo senso, il sesso della democrazia può essere solo femminile”.

A proposito di democrazia, lei sottolinea l’attualità politica di Fachinelli. Leggerlo oggi può rappresentare un antidoto alla tentazione sempre più forte di ergere muri verso l’altro?
“Fachinelli si è interessato molto alla vita dei gruppi umani. E ha notato in essi la presenza di una pulsione securitaria, di una attrazione verso il chiuso, di una claustrofilia, di una tendenza alla settarizzazione. Ha situato la psicoanalisi cosiddetta ortodossa, non come un antidoto, ma come un rafforzamento di questa spinta. La sua è invece un’idea sovversiva di psicoanalisi che coincide con la riabilitazione della dissidenza del desiderio. Il desiderio è infatti un parola chiave nella sua opera”.

Cosa intende per “dissidenza del desiderio”?
“Essa coagula l’anelito ad una libertà non soggetta ai miti della comunione, della reciprocità, di una uguaglianza che cancella le differenze. Per questo Fachinelli si interessa, per esempio, a Lin Piao, il dirigente comunista cinese probabilmente ucciso da avversari di partito per ragioni di egemonia. Chiedersi dov’è Lin Piao significa non dimenticarsi il carattere singolare della vita, la non uguaglianza, la differenza. Lo dice espressamente: l’ideale dell’uguaglianza non è abolire le differenze, ma è la costruzione di un legame difficile tra differenze. La psicoanalisi, per come Fachinelli la concepisce, è una sentinella della differenza”.

Nell’introduzione lei non spende parole lusinghiere nei confronti degli psicanalisti: “Non ho trovato in nessun altro campo professionale una tale condensazione di persone rose dall’invidia per i colleghi, ciniche, arroganti, settarie, senza un rapporto profondo col desiderio, con poca capacità di amare e di vivere pienamente la vita come nel campo della psicoanalisi”. Fachinelli usava la categoria del “grottesco” per stigmatizzare certe derive. Non è una definizione un po’ impietosa della categoria?
“Io sono da trent’anni nella psicoanalisi. Il mio è un giudizio che ho ricavato dall’esperienza. Mi sono contenuto”.

Fachinelli con Lacan

Fachinelli con Lacan – © Lisetta Carmi – Martini & Ronchetti

Ripensare il linguaggio della psicanalisi è un altro snodo del pensiero di Fachinelli. Lei stesso vi si è dedicato molto. Dopo Lessico familiare, amoroso e civile, qual è il lessico adatto a questo tempo di emergenza, in cui proprio la coppia antinominica chiusura/apertura ha un ruolo cruciale?
“Fachinelli lo pone come decisivo. La vita umana è fatta per l’aperto o per il chiuso? Egli mette in rilievo una oscillazione. Una spinta verso il chiuso, settaria, immunitaria, securitaria. E una spinta verso l’aperto, l’illimitato, il mare. La psicoanalisi ha il compito di rendere possibile sperimentare l’aperto, non come luogo di minaccia dal quale difendersi, ma come risorsa di allargamento della vita, di una sua espansione”.

Rispetto al tema dell’apertura e del linguaggio, cosa penserebbe Fachinelli – e cosa pensa Recalcati – dell’approdo della psicanalisi sui nuovi mezzi di comunicazione, inclusi i social network?
“Fachinelli non disdegnava i media e la dimensione sociale della comunicazione. Scriveva sui giornali, è apparso in televisione, si occupava di politica. Certamente aveva presente il rischio di una mercificazione della psicanalisi, ma non dobbiamo dimenticare che questa preoccupazione era suscitata negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso dalla diffusione culturale capillare della psicoanalisi. Oggi il panorama è molto cambiato. La psicoanalisi rischia l’estinzione. Immaginerei Fachinelli ancora più immerso nella vita della polis per difendere la causa dell’analisi che, come ho detto, è la causa del desiderio”.

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Fonte: www.illibraio.it