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“Redenzione”: con Chiara Marchelli la prima indagine di Maurizio Nardi

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“Eppure. Lui il caffè se lo gusta di più quando un caso è risolto e la coscienza non gli preme sullo stomaco, che quel caffè poi gli va immancabilmente di traverso. Quando un caso è chiuso, lui si gode tutto di più”.

Il comandante Maurizio Nardi non si dà pace, quando ha un caso da risolvere, e non bisogna stargli addosso: lui deve stare dentro la sua ossessione, misurare il perimetro della stanza, inquieto. C’è il cadavere di una donna in un fosso ai piedi delle Balze, a Volterra, ci sono gli interrogatori, i mandati da richiedere, il tempo che passa, e quel senso di colpa che affiora, dal passato, e che si acquieta solo sbrogliando la matassa, rendendo giustizia.

Chiara Marchelli, Redenzione

Redenzione di Chiara Marchelli (NN, foto di Samuele Pellecchia / Prospekt, ndr) si apre su un’estate terribile e afosa, un caldo anomalo che toglie il fiato, e un delitto violento: ma per Giorgia Sala la Volterra assolata e rustica è un ricovero amato, ogni anno, è un mese di vacanza da passare isolata da tutto, in un bel casolare che si affaccia sulla vallata, sui boschi di lecci. Ha una storia finita da lasciare alle spalle e un programma di pacifica monotonia, le cene in trattoria da Ines, il silenzio, i tramonti. Per lei il tempo rallentato di quelle giornate è un rito di passaggio, l’ingresso in una dimensione tutta sua, e Volterra è un luogo separato dalla realtà, in cui infilarsi come Alice nello specchio. Conosce Malina, che abita accanto, e tra le due donne si stabilisce un contatto, un’intesa che porta alla confidenza. Giorgia, montanara valdostana chiusa e riservata, si trova inaspettatamente a suo agio e libera di raccontare persino la sua storia di ex anoressica.

“È iniziata con una dieta. Inizia sempre con una dieta. E pensi che sia quello l’inizio vero”.
Malina la guarda: “Non è così?”.
“No. Quando ti metti a dieta, il malessere ha trovato una forma. Ma c’era già”.

Cercare la perfezione e non riuscire mai a raggiungerla, in un continuo bisogno di controllo del cibo, dei piaceri, degli istinti, un tentativo di ridursi a solo pensiero per proteggersi dagli altri e per non soffrire: l’anoressia che Giorgia racconta all’amica è un rifugio, un posto dove si è soli, dove si esclude tutto il resto, una purezza imposta come difesa, come se al di là del proprio corpo tutto fosse pericolo.

La paura è fuori: ha le fattezze degli altri, sguardi che pesano e misurano, sentenziando, ha il respiro di una volpe, che si muove nel buio, mai vista, e sfregia la bellezza dei prati seminando resti insanguinati di galline, vittime delle sue razzie notturne, ha la violenza dei latrati dei cani che lacerano il silenzio. Oltre la linea di confine delle proprie ossa c’è il pericolo, da lasciare fuori, chiudendo le finestre: la natura bellissima è in realtà spaventosa e sinistra.

È un malessere che Giorgia conosce e Malina riconosce nell’anoressia e nelle ferite della madre ormai morta, un peso che rimane dentro, presente, oscuro e senza muri a proteggere: è un urlo che dichiara la propria presenza, che ferma il tempo, che afferma la propria identità, è un respiro che chiede risarcimento del dolore. Nella quiete calda e silenziosa di Volterra, il pericolo arriva da lontano, dalla desolazione dei padiglioni dismessi di un manicomio, che hanno sentito tanto rumore, di letti e cinghia, di pianti e dolore.

In anni dimenticati, testimoniati da lettere dal carcere del manicomio, gli istinti venivano purificati con la violenza, le diversità venivano regolate con le scariche elettriche, e le parole rimosse con l’oblio. Non rimaneva niente, solo l’odio, una cantilena come eredità.

“Brutta bambina
Grassa e sciocchina”

Quando Giorgia scompare misteriosamente, per Maurizio Nardi il nuovo caso è una sfida che ricomincia, con se stesso e con le ombre a cui dare pace, perché ognuno di noi ha i suoi motivi, le sue colpe, le sue redenzioni. E lui deve entrare in quel dolore, nelle rovine di tutto.

Sono due le indagini di questo libro, parallele come gli interrogatori, quella investigativa e quella psicologica, che cercano colpevoli e peccatori, crimini e follie, definiscono condanne e possibili assoluzioni. Entrambe convergono su un’unica certezza, che in ognuno di noi si annida un aguzzino e un salvatore.

Dopo La memoria della cenere, Chiara Marchelli torna a indagare gli anfratti più oscuri del cuore e i fantasmi del passato: Redenzione è un viaggio nel dolore, che accompagna, silenzioso e minaccioso, che viene inflitto a se stessi e agli altri nel bisogno di affermazione, di trionfo sulla paura della morte, di liberazione dal peccato. C’è un senso che unisce emancipazione sociale a misticismo e accomuna le sante anoressiche con le donne di ogni età nella rivendicazione di sé, della propria personalità, della propria forza. Il vuoto che l’autrice riesce a scavare è totalmente buio, e incontra il tormento.

La prima indagine di Maurizio Nardi ha l’andamento di un noir, e l’intensità di un viaggio psichico nelle ragioni più intime e profonde dell’esistenza: Chiara Marchelli tiene in bilico il lettore su più piani, dove rimbombano alternandosi le voci dell’inconscio insieme a quelle del racconto, le parole dell’infanzia e quelle della maturità, con grande ferocia, fisica e spirituale.

Ognuno sta nel suo male, infine, e cela nel profondo dell’anima le sue volpi e i suoi lupi.

“Più togli vita, meno vivi e quindi meno muori. Perché puoi morire soltanto se sei vivo”.

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Fonte: www.illibraio.it