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Richiudere le scuole? Davvero non abbiamo imparato niente?

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In questo preciso momento, se c’è un posto sicuro dove è praticamente impossibile prendersi il Covid è all’interno delle scuole. Dispenser di igienizzante stipati in ogni luogo, non puoi fare tre passi senza vederne uno: arrivo a casa a pranzo che ho perso la sensibilità alle mani e posso spadellare senza presina per i fornelli.

Igienizziamo tutto, cose animate e inanimate, computer, pomelli, fogli, quaderni, gessetti, lavagna: se c’è una qualche traccia di virus nel raggio di un chilometro dalla scuola, è il virus che se la dà a gambe. Portiamo mascherine praticamente sempre, anche quando non saremmo costretti, e non perché siamo bravi noi, no: per il semplice fatto che ragazzi e ragazze sono – in media – molto più responsabili di noi, e ci danno l’esempio.

Il problema allora non è – ovviamente – dentro la scuola, ma comincia poi. Nei mezzi di trasporto. E questo lo sappiamo tutti.

Il punto è: ma davvero non abbiamo imparato niente? Davvero vogliamo rifare lo stesso errore di questa primavera, richiudere tutte le scuole indiscriminatamente e non pensiamoci più, coi contagi che, nonostante le scuole fossero state le prime a chiudere, continuavano a salire indefessi?

Davvero non esiste un modo alternativo per cui magari qualche ordine di scuola si può lasciare aperto e attivo senza grossi rischi per la sicurezza?

E se non interi ordini di scuola, davvero non esiste un modo alternativo per cui le scuole in mezzo alla campagna non dovrebbero essere equiparate a quelle dei Quartieri Spagnoli?

Davvero non esiste un modo alternativo per cui prima di chiudere si misura davvero la pericolosità di ogni singolo istituto, quanti positivi e quanti non?

L’obiezione la conosco: dovevate essere pronti con la didattica a distanza. Noi siamo anche – abbastanza – pronti, se è per quello: il fatto è che ci sono ancora un 10-15% di studenti che non lo sono, che non hanno i mezzi per esserlo.

Ovvio che che la vita viene prima della scuola, ma il dubbio legittimo che sta venendo a molti è: quante cose vengono prima della scuola?

Io non ho certezze, ho solo domande, e quella più importante e per la quale sarebbe bello avere una risposta autorevole è: davvero non esiste una soluzione alternativa alla chiusura delle scuole?

"L’arte di sbagliare alla grande", il primo saggio di Enrico Galiano

L’AUTORE – Enrico Galiano sa come parlare ai ragazzi. In classe come sui social, dove è molto seguito. Insegnante e scrittore classe ’77, dopo il successo dei romanzi Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoi e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro molto particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. E’ tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti ora è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande (Garzanti).

Qui tutti gli articoli scritti da Galiano per ilLibraio.it.

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Fonte: www.illibraio.it