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Riscoprire Carlo Coccioli, scrittore “follemente contro i tempi”

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In Parigi o cara Alberto Arbasino racconta che alcuni amici francesi, sull’orlo di una piscina, gli chiedevano: “Allora secondo te chi sarebbe più bravo? Moravia, Coccioli, Guareschi o Cecchi?”. Dei quattro nomi uno in particolare salta agli occhi, quello di Carlo Coccioli, perché è un nome che ormai non dice quasi più nulla, una sorta di fantasma disperso e salvaguardato nella memoria di pochi.

Eppure Coccioli è autore di più di quaranta opere, spesso scritte, seguendo un monito di Curzio Malaparte – che si era scelto come padre letterario – , “follemente contro i tempi”, è stato il promotore in Italia degli Alcolisti Anonimi (su cui ha scritto anche un libro, Uomini in fuga), animalista quando da noi non lo era ancora nessuno (negli anni ’60 scriveva dei cani uccisi a Città del Messico), omosessuale e cristiano (fede che si trasforma varie volte nel corso degli anni abbracciando forme diverse di spiritualismo), è stato un caso letterario in Francia, in Messico, per alcuni quasi uno spirito guida, un guru, Roberto Saviano lo cita fra i suoi modelli, ma oggi, qui da noi, non ne parla (e non lo legge) (quasi) nessuno: in un articolo su L’indice Giulio Mozzi, nel 2004, si proponeva, scherzosamente, di farsi venditore porta a porta dei romanzi di Coccioli pur di rimetterli in circolazione.

Grande Karma Alessandro Raveggi

Dire chi è stato Carlo Coccioli non è facile: perché la sua esistenza è stata erratica, in continuo movimento e trasformazione e con tracce lasciate nei posti più impensabili, tracce disperse, testimonianze non sempre affidabili, talvolta sospese fra il mito e la leggenda, fra la biografia e l’allucinazione.

L’unico modo per riportare questa storia sembra quasi farla diventare un romanzo, come ha fatto Alessandro Raveggi nel suo ultimo libro Grande Karma. Vite di Carlo Coccioli (Bompiani), che già dal sottotitolo al plurale sottolinea la molteplicità di esperienze di vita di Coccioli, la compresenza di aspetti contraddittori, la continua evoluzione di un uomo.

Nel corso di un’intervista telefonica con ilLibraio.it Raveggi afferma che “l’idea del libro è anche quella di rendere conto delle vite che incontrano di Carlo Coccioli: i lettori, chiamiamoli anche i cacciatori se vuoi, che hanno cercato di ripercorre le sue tracce, che rimangono invischiati nella sua vita”, si tratta di una molteplicità che riguarda dunque anche i mondi, le persone, gli ambienti intellettuali e umani che Coccioli ha incontrato in vita e le relazioni che chi non lo ha conosciuto ha cercato di intessere con il suo fantasma. “Non volevo rendere solo il profilo dello scrittore outsider”, continua Raveggi, “ma anche il profilo del guru, del personaggio con la massima sempre pronta. Il romanzo tocca, così, varie fasi della sua vita mettendo in scena gli effetti di Coccioli sulla vita degli altri (effetti non sempre innocui, talvolta aperti, anzi, a possibilità estreme cui si rimane impigliati: due persone si sono suicidate dopo aver letto Fabrizio Lupo)”.

E proprio in Fabrizio Lupo si trova una dichiarazione di poetica che sembra risuonare con l’operazione di Raveggi: “immaginazione e verità, romanzo e diario, questo libro – scrive Coccioli – lo affido alla custodia dei pochi e dei molti, che sperano oltre le frontiere del sogno, in una creatura reale”. Grande Karma è, infatti, quasi due libri: da un lato c’è il tentativo di ricostruire la figura di Coccioli, in forme frammentarie, spesso singhiozzate, evocate dai documenti recuperati da Raveggi, in una continua ricerca anche di forme per mettere in scena questa vita mai pacificata, come il romanzo che cerca di riportarlo in vita che così affolla pagine di diario vere e finte, lettere, capitoli interamente dialogici, narrazione storica, affresco sociale; e contemporaneamente questa biografia si sfilaccia e si diluisce, arrivando talvolta a confondersi, con il racconto di Enrico, narratore e ricercatore sulle tracce di Coccioli: ma non siamo nei territori comuni di molta biofiction contemporanea, niente Carrère, insomma: “Ho voluto rendere Coccioli talmente mitico da sembrare quasi un personaggio fittizio”, dichiara Raveggi, “c’è molta tradizione latino-americana delle biografie apocrife nel mio libro.  In qualche modo ho voluto fare una biografia apocrifa di un personaggio reale; un mio modello potrebbe essere anche Daniele Del Giudice, soprattutto quello de Lo stadio di Wimbledon. C’è anche, in parte, Progetto Lazarus di Hemon di cui mi interessava l’ambiguità tra narratore e autore, seppure il narratore di Grande Karma è chiaramente fittizio. E potrei fare poi i nomi di Mathias Enard, di Juan Villoro, o Álvaro Enrigue”.

carlo coccioli lindau
A 100 anni dalla nascita dello scrittore, la casa editrice Lindau ha deciso di riproporre l’opera di Coccioli. Nei prossimi due anni pubblicherà 17 titoli di Coccioli in un’apposita collana Piccolo Karma

In Grande Karma, infatti, la messa in scena della ricerca lascia ben presto spazio a un romanzo di misteri e di fantasmi, a una quest identitaria fatta di viaggi, divagazioni, spostamenti, inseguimenti, in cui si sente l’ombra di Bolaño (e un vago sentore dei libri inesistenti di Borges). È d’altronde lo stesso Enrico a dichiarare che uno dei poteri del viaggio è di metterci “idealmente a nudo, a cuore aperto, ma in uno spazio precario, per quanto autentico”. E c’è forse anche un terzo libro all’interno di Grande Karma: una sorta di educazione sentimentale minima, che si ripropone nelle molteplici piccole storie d’amore che si rincorrono l’un l’altra fino a farsi, anch’esse, fantasmi.

Sembra quasi che il motivo musicale del libro sia quello della fuga e dell’inseguimento, e d’altronde riecheggia, in questo, di nuovo la figura di Coccioli, “che riesce sempre un po’ a sviarti”, mi dice Raveggi al telefono, “il suo veleno agisce nei confronti di chi è troppo centrato o cerca una centratura nella vita.

Carlo Coccioli è un meccanismo di fuga, che ti impone sempre di scappare dalle basi, dalle certezze, dalle radici. Era lui stesso a dire di essere più innamorato della fuga che della certezza dell’identità”. Al centro di Grande Karma, non a caso, c’è un vuoto, un “vuoto tremendo”, che è sì quello della vita di Coccioli che si cerca di ricostruire, ma in maniera più evidente è forse un vuoto che ogni personaggio cerca di colmare, appunto attraverso la fuga e l’inseguimento; e la ricerca, così, si sdoppia, si ramifica.

Questo libero fluire della creazione convive, tuttavia, con un approfondito lavoro di documentazione sulla vita di Coccioli, di cui Raveggi riporta alla luce molteplici scritti inediti, soprattutto pagine di diario e lettere. E continuamente le due sfere seguitano a incontrarsi, a confondersi: i libri di Coccioli, le tracce evanescenti della sua vita, disperse, trovate nei posti più impensabili, costantemente si attaccano vischiosamente alle parabole dei personaggi d’invenzione, creando una felice tensione fra la creazione di un’atmosfera smaccatamente letteraria e fittizia, tendente quasi al romanzo di fantasmi, e la ricostruzione di una vita continuamente inserita all’interno delle relazioni che l’hanno formata o su cui ha lasciato dei segni visibili. D’altronde è lo stesso Coccioli, dichiara Raveggi, “a giocare in maniera molto sfacciata con le sovrapposizioni fra vita e letteratura. Anche lui ha scritto delle biografie, ha lavorato sul tema biografico e certamente il suo modo di raccontare il Messico ha influito nella mia scrittura”.

“E a proposito del valore delle sue opere?” gli chiediamo infine. “Questo suo modo di scrivere del Messico mi ha molto affascinato: lui entra nell’esotismo per disinnescarlo: non si trova in nessun altro autore italiano del Novecento questa attitudine: anzi, a un certo punto lui inizia anche a scrivere direttamente in spagnolo, sperimentando di continuo questo rapporto tra vita e lingua; e basti pensare a Le corde dell’arpa, romanzetto erotico in cui costantemente si ibridano l’italiano, il francese e lo spagnolo. Sono molti i libri interessanti di Coccioli, certo, ha scritto più di quaranta opere, quindi non tutto è allo stesso livello, ma alcune pagine raggiungono vette molto alte: Il cielo e la terra è un romanzo incredibile, non a caso in Francia ebbe molto successo. Anche i suoi primi testi sono molto interessanti perché ci sono echi di un neorealismo che però non è quello cui siamo abituati, è largamente influenzato da Malaparte – e quasi nessuno lo è. C’è poi uno sfogo verso il romanzo metafisico che in Italia è stato un terreno non molto battuto”.

Nota: l’immagine grande è tratta dal sito Carlococcioli.com

 

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Fonte: www.illibraio.it