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Ritorno a scuola, Galiano ai colleghi prof: “Sì, ci hanno criticato, ma ora non facciamoci trovare impreparati”

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L’unica cosa che sappiamo è che non sappiamo quasi niente. Sì, va bene: ci sono le linee guida, le indicazioni, tutto. Ma dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la situazione è tale per cui tutto cambia ogni giorno. La terra non sta ferma sotto i nostri piedi. Siamo tutti seduti su banchi a rotelle nel bel mezzo del più grande terremoto che la scuola abbia vissuto dal Dopoguerra in poi.

D’autunno sugli alberi le foglie ci appare una condizione meno precaria della nostra, che in questa fine estate pendiamo dalle labbra dei siti, davanti cui andiamo ogni mattina a chiederci che ne sarà di noi. Si sta come a settembre gli insegnanti su orizzontescuola.

Ma una cosa la dobbiamo dire. E forte. E chiara.
Non è più marzo, quando la DAD ci è piovuta addosso e il 90% di noi manco sapeva bene di cosa fosse l’acronimo, quando eravamo modem a 56k in un mondo che da noi voleva la fibra.
Non è più aprile, quando eravamo sommersi di foto di compiti scritti a mano, di videolezioni da fare, di test da somministrare online che per capirci qualcosa serviva prima un test di intelligenza.
Non è più maggio, quando disorientati abbiamo iniziato a fare preghiere e riti apotropaici per scongiurare il pericolo di un ritorno a inizio settembre nelle stesse condizioni di fine febbraio.

Stavolta non abbiamo scuse. E lo dico non per bacchettare nessuno: è anche – soprattutto – una cosa che sto dicendo a me, davanti allo specchio. Tipo discorso auto-motivazionale.

Cominceremo, ma non sappiamo se continueremo. Se continueremo, non sappiamo per quanto. Per cui dobbiamo essere pronti a tutto, anche all’ignoto.

L’arte di insegnare è spesso arte di saper improvvisare. Di costruire con quello che si ha a disposizione. Di saper fare tutto con niente.
Il grande insegnante è quello che entra in una classe dove c’è solo un gessetto, una lavagna e un libro e sa tirare fuori la lezione più bella della vita degli studenti.
Anche se magari il gessetto è la connessione che non funziona, o lo studente che a casa non ha neanche un Nokia 3311.
Il grande insegnante è quello che non smette mai di imparare, di studiare, di mettersi in discussione.
Anche se magari significa imparare applicazioni e diavolerie che poi sono i tuoi studenti a insegnarti a usare, facendoti sentire irrimediabilmente anziano.
Il grande insegnante è quello che sa mettere delle regole e farle rispettare.
Anche se magari poi vuol dire pronunciare settanta volte all’ora “Rimetti subito quella mascherina!” o “Smetti di mettere in pericolo la vita del tuo compagno dandogli il cinque!”

Ci hanno criticato molto in questi mesi. Certo, ci hanno anche lodato, ma ci è stato detto che:
– Siamo stati a casa a non lavorare per quattro mesi;
– Non abbiamo fatto niente per aiutare i ragazzi;
– Dovevamo offrirci volontari per continuare a insegnare anche il 15 agosto per recuperare;
– Siamo dei fannulloni approfittatori;
E altri encomi di tal foggia.
Quindi adesso dobbiamo mostrare anche a chi non crede in noi di che pasta siamo fatti.

Manca poco. Un paio di settimane circa, e poi ci siamo.
Facciamo vedere a tutti che siamo ancora vivi.

"L’arte di sbagliare alla grande", il primo saggio di Enrico Galiano

L’AUTORE – Enrico Galiano sa come parlare ai ragazzi. In classe come sui social, dove è molto seguito. Insegnante e scrittore classe ’77, dopo il successo dei romanzi Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoi e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro molto particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. E’ tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti ora pubblica il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande (Garzanti).

Qui tutti gli articoli scritti da Galiano per ilLibraio.it.

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Fonte: www.illibraio.it