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Romanzi di ieri e di oggi in cui la vita brucia davvero: le scelte di Mattia Insolia (all’esordio con “Gli affamati”)

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Quel che vado cercando, e su cui vorrei soffermarmi con la scrittura, sono lo spazio e il tempo in cui la vita brucia davvero. Quella parte, forse minuscola, forse invisibile, fatta di sentimenti istintivi e desideri inenarrabili. Porzioni di vita esplosa, segmenti vissuti fin in fondo. E per certi versi, credo che esistenze del genere possano ritrovarsi nelle periferie. Angoli di terra in cui il tempo a volte parrebbe essersi fermato. Pezzi di mondo abitati da tipi umani inconsapevoli del proprio confino di natura e che, senza saperlo, battono i pugni contro le pareti di queste prigioni.

Di scrittori e scrittrici che hanno utilizzato la propria lente d’ingrandimento per indagare questi contesti ce ne sono tanti, ma alcuni mi hanno colpito particolarmente.

Amore, Hanne Ørstavik – Ponte alle Grazie, 2019

Amore è un romanzo struggente e conturbante. Ti rapisce, ti stringe tra le sue braccia gelate e ti tiene fitto fino a stritolarti fuori sentimenti ancestrali. In questo romanzo, i cui protagonisti sono Vibeke e Jon, madre e figlio di nove anni, c’è una solitudine assoluta e senza possibilità di riscatto. Una desolazione sentimentale che si riflette sulla cittadina del Nord della Norvegia dove i due si sono appena trasferiti. Sembra che non ci sia alcun mondo aldilà di quell’agglomerato di casotti e stradine innevate, un senso di abbandono che pervade ogni pagina. Vibeke e Jon abitano il punto più estremo del mondo, sia emotivamente sia fisicamente. La periferia è pure sentimentale, è lontananza dal cuore.

Olive Kitteridge, Elizabeth Strout – Fazi, 2009

Le vicende hanno luogo in un minuscolo villaggio del Nord America bagnato dall’oceano. Un luogo insignificante dove non succede mai niente e dove chi ci vive, persone uguali tra loro, vive un’esistenza priva di desideri e aspirazioni. La calma che permea le pagine è la stessa che serpeggia tra le vie della città, una serenità apparente che strilla la tristezza immota e assassina degli abitanti. Il romanzo della Strout, delicato e insieme pungente, è la narrazione di tante storie diverse accomunate dal destino comune dei suoi protagonisti: il purgatorio terrestre in cui sono costretti a vivere tutti.

Come Dio comanda, Niccolò Ammaniti – Mondadori, 2006

Niccolò Ammaniti è uno degli scrittori italiani che preferisco. “Come Dio comanda”, con cui ha vinto il premio Strega nel 2007, lo rileggo ogni anno. Duro, crudo, amaro. È la storia dell’amore viscerale e contorto tra un padre e un figlio, Rino e Cristiano Zena, e il suo palcoscenico è Varrano, un immaginario paesino del Nord Italia. Un confino fisico e mentale. Una prigione dove gli abitanti, inconsapevoli, si battono per elevarsi verso una condizione ideale e fantastica che mai riusciranno a raggiungere. Ammaniti non ha paura di sporcarsi le mani, nel nero dell’anima di ognuno di noi lui ci sguazza, e ha l’incommensurabile capacità di restituire con ogni sua storia il piacere della lettura.

Il buio oltre la siepe, Harper Lee – Feltrinelli, 1962

Ho letto per la prima volta “Il buio oltre la siepe” a quindici anni e a colpirmi furono due cose. La voce narrante, quella di una bimba poco più piccola di me, e la vicenda in sé, imperniata sul duro razzismo dell’Alabama anni Trenta. Anni dopo, forse ne avevo venti, l’ho riletto. Sorprendentemente, questa seconda volta a ficcarmisi nel cervello non fu la bimba protagonista, né il razzismo narrato. Fu Maycomb, la cittadina delle vicende. Piccola e gretta, specchio di una società chiusa e brutalmente all’attacco di un futuro pieno di modificazioni che vengono allontanate come fossero dannazioni. Una periferia del Sud degli Stati Uniti che ne raffigura tante altre. Una rappresentazione di quel modo con cui i cittadini degli angoli del mondo si barricano nella propria rabbia.

Ragazzi di vita, Pier Paolo Pasolini – Garzanti, 1955

I ragazzi di Pier Paolo Pasolini sono selvatici e istintivi. Vagano senza meta per i quartieri di una Roma che li rifiuta con ostinazione, che li ha relegati a una posizione d’inferiorità, che li schiaccia con forza bruta. Sono poverissimi, campano alla giornata raccattando quel poco che trovano per strada o nell’immondizia, ferro e rottami da rivendere. La periferia in Pasolini risulta una realtà allo stesso tempo estremamente degradata e infinitamente vitale, un luogo, appunto, dove la vita brucia davvero. Un mondo fatto di esistenze precarie, escluse dalla crescita che galoppava nel dopoguerra.

Gli affamati di Mattia Insolia ponte alle grazie

L’AUTORE E IL SUO PRIMO LIBRO – Teresa Ciabatti lo ha definito “il romanzo sorprendente di uno scrittore giovanissimo, eppure già maturo”. Parliamo de Gli affamati (Ponte alle Grazie), esordio di Mattia Insolia. Nato a Catania nel 1995, Insolia si è laureato in Lettere a La Sapienza di Roma con una tesi sul movimento letterario dei Cannibali italiani, ha proseguito gli studi in Editoria e ha pubblicato racconti per antologie di vario genere. Negli anni ha scritto per diverse riviste di cultura e oggi collabora con L’Indipendente, per cui si occupa di critica letteraria e cinematografica.

I protagonisti del suo primo romanzo sono Antonio e Paolo, due fratelli di diciannove e ventidue anni. Vivono da soli da quando il padre è morto e la madre se n’è andata di casa. Insieme hanno costruito una quotidianità che, nella sua estrema precarietà, parrebbe funzionare. Vivono alla giornata, tirano avanti in un presente che non concede di elaborare progetti futuri. Il loro è un paesino minuscolo, una periferia immaginaria nel centro Sud che sembra quasi un confino. È estate. Antonio cerca un lavoro e Paolo di tenersi stretto il proprio. La loro vita procede senza avvenimenti di sorta. Nottate con gli amici, feste, giornate al mare, serate di alcol, sesso e droga. Poi, improvvisamente, qualcosa si spezza. Quasi come per una congiura astrale e meschina, vecchi scheletri saltano fuori dall’armadio, mostri del passato seppelliti in malo modo: il ritorno della madre, un vecchio amore sopito che bussa alla porta, crimini di cui non si è mai scontata la pena si affacciano all’orizzonte. E tutto dev’essere rimesso in discussione.

 

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Fonte: www.illibraio.it