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Se tutto è tradimento e niente lo è davvero

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Circa dieci anni fa, ho terminato di mia volontà una storia molto importante con un ragazzo che amavo profondamente. Un mese dopo stavo con un suo amico.

Com’è prevedibile, quando il mio ex è venuto a saperlo ha subito urlato alle corna (e urlato anche addosso a me). Io continuavo a giurargli che non l’avevo tradito, e lui mi ha timbrato più volte come la stronza ignobile che aveva osato fargli il torto più grande.

Nel tempo questa cosa mi è rimasta addosso. Fondamentalmente è perché mi piace essere considerata una persona buona, con dei saldi valori, e l’idea di essere invece pensata come la traditrice impunita mi dava un fastidio tremendo – anche perché, dal mio punto di vista, io avevo rispettato tutte le regole.

Finché un giorno, mentre litigavamo per l’ennesima volta, mi guardò come se mi volesse cancellare dalla faccia della terra e mi disse che sapeva benissimo che non ero andata a letto con un altro, ma che il tradimento più grande per lui non era stato affatto quello fisico.

Ora, detto a me da uno che flirtava anche con la rotella per tagliare la pizza forse è un tantino esagerato; eppure, nonostante in quella circostanza mi fossi difesa con fermezza, non sono mai riuscita a dimenticare la sua espressione. Per un attimo, pur convinta della mia sincerità, mi sono sentita della peggior specie.

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Questa è una storia di lui-lei-l’altro che somiglia ad altre centinaia che avete già sentito – e probabilmente non è neanche la più entusiasmante. Insomma, da quando il matrimonio è accettato come costrutto sociale (e per matrimonio intendo anche il baratto tra una donna e un adeguato numero di pecore), le corna sono un meccanismo che si ripete imperterrito, quasi facesse parte della cerimonia nuziale.

Che sia Cleopatra finita a letto con Giulio “L’Adultero” Cesare o la nostra vicina che rientra a casa a notte fonda, gli eventi sembrano ripetersi quasi uguali a sé stessi da sempre: lui e lei stanno insieme, ma, a un certo punto, qualcun altro entra nell’equazione, portando a un risultato che non era quello previsto.

Eppure c’è qualcosa su cui, nonostante i millenni in cui abbiamo convissuto con i pettegolezzi, non riusciamo proprio a metterci d’accordo tra noi: se l’atto fisico in sé non si compie, si può dire che sono corna?

Sul sesso ci siamo, direi: è certo che Diego Rivera si sia intrattenuto (più volte) con diverse bellissime modelle, alla faccia di Frida Kahlo; Benito Mussolini praticamente conviveva nella nudità con Claretta Petacci a Palazzo Venezia alle spalle di sua moglie. Se non sono corna quelle…

Quando però la pelle non ha toccato altra pelle, quando c’è stato solo uno sguardo di troppo, o una lettera nascosta, o un pensiero che si allunga oltre, di cosa stiamo parlando? Ti tradisco davvero se le mie mani non sfiorano un’altra persona, se tutto rimane fatto di pensieri e parole?

Porsi la questione oggi sembra mandarci ancora più in confusione, perché più avanziamo nel rarefatto mondo dell’online più i confini si assottigliano. Se già Bill Clinton, mentre delirava per proteggersi dall’impeachment, è arrivato a dire che, nella sua religione, i rapporti orali che Monica Lewinsky gli aveva praticato non rientravano nella definizione di rapporto sessuale completo, e che quindi non costituivano tradimento, ve lo immaginate cosa sarebbe arrivato ad affermare se avesse avuto WhatsApp o, peggio ancora, Tinder?

Su questo argomento ho visto scatenarsi le discussioni più assurde, tra chi sostiene che spogliarsi davanti a un altro e spogliare solo la propria mente siano la stessa cosa, e chi invece è convinto che solo l’atto fisico equivalga a tradire (e forse neanche in quel caso, ma questa è un’altra storia). Su Tik Tok fanno migliaia di visualizzazioni video in cui delle ragazze ci provano in direct con ragazzi impegnati su richiesta delle fidanzate sospettose, per vedere come reagisce l’altra parte; è quasi la prassi che un amic* ti mostri il cellulare con una faccia afflitta perché ha trovato su Tinder il profilo del tu* ragazz*.

Per alcuni un solo sguardo può essere scintilla di litigate furibonde e le parole possono diventare l’inizio della fine. Insomma, se Enrico VIII e Anna Bolena non si fossero scambiati lettere passionali per un anno (che in “Tinder time” diventa circa un giorno), tenendosi col fiato sospeso e alimentando così la voglia, forse Caterina d’Aragona sarebbe rimasta la regina d’Inghilterra e la Chiesa cattolica sarebbe ancora tutta intera. Per altri invece non è niente di speciale, perché magari l’idea che il partner parli con un’altra persona non scatena gelosie; e le parole possono essere leggere, inconsistenti e, chissà, possono anche aiutarti ad apprezzare meglio ciò che già hai.

Forse il fatto di avere un profilo su un sito d’incontri o rispondere a quel commento osé che ti arriva in chat è come avere una via di fuga sempre aperta, una porta antincendio che sai di poter aprire semplicemente spingendo il maniglione antipanico – o meglio, facendo swipe a destra.

Durante il primo lockdown (sembra ormai lontano secoli), ci siamo ritrovati in una situazione di chiusura e isolamento mai sperimentata prima, spesso costretti a restare in casa per giorni interi senza vedere altri che il partner. Il confronto quotidiano con la persona che pure abbiamo scelto ha mandato all’aria parecchie coppie: chissà che, in quel caso, anche solo il pensiero di chattare con un* sconosciut* non abbia alleggerito la monotonia; chissà se sfiorare da lontano la possibilità di seduzione o anche solo di nuova conoscenza non ci abbia aiutato a scappare, come un buon libro o una intrigante serie TV, per poi permetterci di tornare più serenamente a ciò che amiamo.

Certo, una volta finito l’isolamento i siti d’incontri extraconiugali hanno poi registrato un forte incremento di iscrizioni – ma anche questa è un’altra storia.

È che noi siamo molto bravi con l’ambiguità, abili a calcolare due pesi differenti per due misure identiche. Ci piace giocare con le linee di demarcazione delle cose, le spostiamo come se i confini fossero tratti a matita sulla tavola del Risiko e ogni mossa è consentita. Come si fa a definire un comune denominatore se ognuno di noi la pensa in modo profondamente diverso? Come facciamo se, a volte, rispetto alla definizione di un valore passa in primo piano la nostra sopravvivenza, persino la nostra salute mentale? Siamo giustificati?

Ancora oggi mi viene voglia di difendermi dall’accusa del mio ex, quella di essere una stronza traditrice, insomma. Non mi ci sentivo allora, non mi ci sento tuttora: ho solo seguito quello che mi diceva il mio istinto, e cioè che quella storia doveva finire. L’altra persona è arrivata dopo (anche se forse troppo presto). Io non ho tradito nessuno.

Il problema, però, rimane lì, soprattutto quando vuoi bene. Puoi difenderti a voce alta e in tono convincente, scherzarci sopra o essere del tutto serio; ma tra una notifica e una chat che si autodistrugge dopo pochi secondi, tra una videochiamata interrotta di botto e cronologie eliminate e dimenticate, resta la domanda: cosa fai alla fine, nella tua convinzione di innocenza, quando l’altro che ti sta davanti si sente tradito?

Federica Scazzarriello

L’AUTRICE E IL LIBROFederica Scazzarriello è nata nel 1990 ed è cresciuta tra i calanchi lucani, in piena Magna Grecia. Ossessionata da miti anti­chi, letteratura e refusi, si è laureata in Editoria a Milano e diplomata in Storytelling alla Scuola Holden. Da otto anni è attrice di teatro e I tradimenti amorosi che hanno scandalizzato il mondo (Newton Compton) è la sua prima opera.

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Nel corso della storia, sono stati molti i tra­dimenti amorosi e le re­lazioni clandestine che hanno fatto scalpore, in alcuni casi influen­zando addirittura il de­stino di intere nazioni. Basti pensare al legame tra Cleo­patra e Cesare, prima, e tra Cleopatra e Marco Antonio, poi, che determinò le relazioni tra Roma e l’Egitto; o ancora alla passione tra Enrico VIII e Anna Bolena, che portò allo scisma all’interno della Chiesa anglicana. Questo libro racconta alcune tra le più importanti, iconiche e scandalo­se relazioni sentimentali di sem­pre: dall’amore mitico tra Elena di Sparta e Paride di Troia alle infinite tresche di Giacomo Ca­sanova; dalla famigerata liaison tra Rasputin e la zarina Aleksan­dra al tormentato matrimonio di Brad Pitt e Angelina Jolie. Non un’asettica lezione di storia, ma il racconto di come il sentimen­to più forte che gli esseri umani possano provare abbia plasmato l’evoluzione della nostra cultura.

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Fonte: www.illibraio.it