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“Storia di due anime”: il piacere di immergersi in un libro inclassificabile

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«Non desiderate ciò che vi spetta?»
«Vale a dire?»
«L’immortalità.»
«L’immortalità è una maledizione.»

Parigi, qualche estate fa. Alex Landragin, artista e rilegatore di libri, riceve un incarico speciale dalla Baronessa, una ricca cliente che possiede tre testi rarissimi e ha deciso di riunirli in un unico volume. Tale è per lei la loro importanza che nessuno, nemmeno il rilegatore, ha il permesso di leggerli, ma quando la donna muore in circostanze misteriose e la famiglia non si presenta a reclamarli, Landragin decide di tenerseli e soddisfare la sua curiosità. Scopre così che i tre testi – un racconto inedito di Baudelaire, le memorie perdute di Walter Benjamin e la lunga confessione di una donna dalle mille identità – non sono scollegati come sembrava: in effetti, rimescolandoli secondo le indicazioni lasciate sui margini dalla stessa Baronessa, finiscono per comporre un mosaico coerente. E poco importa che la storia raccontata suoni assurda e oltraggiosa: man mano che si dipana, troppi segni, troppe coincidenze, troppi dettagli si accumulano, generando nel lettore il sospetto assillante che sia tutto vero.

Debutto sontuoso di un talento eccezionale, Storia di due anime (Nord, traduzione di Claudine Turla) è un libro difficile da classificare: noir, storia gotica, romanzo di periodo, saga fantastica, dramma di un amore che muore anzitempo e si sforza in ogni modo di vivere oltre il tempo? Nell’epoca in cui viviamo, terrorizzata dagli spoiler, è un’impresa anche solo descriverlo senza svelare segreti cruciali, perché la trama è così spiazzante, e la precisione con cui viene dosata così chirurgica, che il recensore si trova da subito imbozzolato in una ragnatela di potenziali passi falsi. La soluzione migliore sarebbe tacere, ma come sa chi porta a termine una lettura entusiasmante, tacerne è proprio l’ultima cosa che si desidera…

Storia di due anime

Forse per questo editori e recensori esteri parlano soprattutto dell’autore – un australiano poliglotta dai molteplici talenti, rampollo di una famiglia francese che produce champagne – o celebrano la struttura virtuosistica del libro, che può essere letto in due modi distinti: dalla prima all’ultima pagina, come un centone medievale in cui i tre testi siano solo giustapposti, o secondo un percorso a salti che li fonde in un unico romanzo, spronando il lettore a spostarsi avanti e indietro fra le pagine come nei vecchi Librogame. Questo meccanismo, in letteratura, non è inedito – nulla lo è mai, le avanguardie hanno già sperimentato tutto – ma per una volta fila via senza fatica, al servizio di un’idea narrativa forte e radicata nel tema del romanzo, che di nuovo (spiacenti) non possiamo rivelare: si perderebbe la metà del piacere, e in narrativa il piacere è tutto.

Quello che possiamo dire è che il recensore ha letto il testo alla maniera classica, trovandolo, nell’ordine, meraviglioso, esilarante e avvilente. “Meraviglioso” per la prodigiosa capacità mimetica di Landragin, che riesce a scrivere prima come Baudelaire, poi come Benjamin, e infine come una staffetta di persone vissute in epoche e luoghi diversissimi (il nostro preferito: il debosciato schiavista americano). “Esilarante” per come, superata la metà del libro, nella mente del lettore inizia a chiarirsi il disegno complessivo, ambizioso e riuscitissimo. “Avvilente”, infine, perché un esordiente in grado di condensare tanta vita in quattrocento pagine non può che generare ansia di prestazione in un collega.

Alex Landragin compone un rompicapo alla Nolan (modello evidente nel percorso della Baronessa) richiamando la miglior Scarlett Thomas (Che fine ha fatto Mr. Y?) ma con lo stile ricco di Susanna Clarke (Jonathan Strange & il Signor Norrell), un tocco di Neil Gaiman nel reparto temi (il tempo, il destino, la colpa, l’immortalità) e omaggi sentiti ad Arturo Pérez-Reverte e Stuart Turton – tutti modelli altissimi, alla cui altezza si pone al primo tentativo.

“Non devi fare altro che sospendere l’incredulità”, dice a un certo punto un suo personaggio, ed è lo stesso consiglio che diamo al lettore – a qualsiasi lettore, perché nel suo stare a cavallo tra più generi, e non appartenere quindi a nessuno, Storia di due anime raggiunge quello status invidiabile che pochi romanzi hanno: poter essere letto e goduto da chiunque. A patto, ecco, che ami perdersi in una storia.

L’AUTORE – Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, bibliotecario alla Biblioteca Delfini di Modena, da anni lavora come consulente per alcune tra le maggiori case editrici italiane. Il suo ultimo libro, L’angelo di Monaco, è stato l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra 2019: un thriller in equilibrio tra realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.
Qui i suoi articoli scritti per ilLibraio.it.

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Fonte: www.illibraio.it