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Tess Gerritsen torna con “Ombre nella notte”, una storia di fantasmi (reali e mentali)

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“È come se fosse una trappola. Le donne ci entrano e non ne escono più. La casa le affascina, le seduce e finisce per farle prigioniere.”

Maine, Stati Uniti, giorni nostri. Tucker Cove è un pacifico villaggio di pescatori affacciato su un tratto di oceano che per secoli ha visto navi mercantili partire verso i porti di tutto il mondo e oggi si gode un turismo benestante, fatto di passeggiate nei boschi, picnic su spiagge segrete, gite in barca lungo la costa e ville in legno e ardesia da affittare per l’estate. Proprio una di queste sceglie Ava, una food-blogger di Boston, per fuggire temporaneamente dal trambusto della città e dimenticare, se possibile, i suoi dèmoni. Perché Ava, pochi mesi prima, ha varcato una soglia infernale, compiendo un gesto il cui solo ricordo la sprofonda in uno schiacciante senso di colpa, e ora cerca ristoro e oblio a Brodie’s Watch, la splendida casa costruita in cima a una scogliera da un comandante disperso in mare centocinquant’anni prima. Certo, si dice che il fantasma dell’uomo infesti ancora quelle stanze, e certo, dato il luogo e la stagione l’affitto è incredibilmente basso. Ma Ava non è mai stata superstiziosa e non si lascia scoraggiare da scricchiolii e oscure presenze. O forse, chissà, non è venuta a Tucker Cove in cerca di salvezza, ma di emozioni forti. Forse quella che desidera non è una redenzione, ma la giusta punizione.

A lungo affascinata dal soprannaturale, come testimonia una serie di documentari girati insieme al figlio nei luoghi più infestati del New England, Tess Gerritsen nel suo nuovo romanzo lascia riposare le amatissime Rizzoli e Isles e si dedica a una storia di fantasmi (reali e mentali) solo in apparenza lontana dai suoi soliti percorsi.

Ombre nella notte (Longanesi), come già denunciano il titolo e la copertina, è infatti una storia gotica, con un ammicco al romanzo di formazione (o meglio ri-formazione) e un accenno sentimentale che presto vira verso l’erotismo, ma nel cuore – sotto traccia per tre quarti del libro e poi con forza sul finale – rimane un thriller investigativo. Semplicemente, l’indagine si muove su un piano più etereo e subliminale rispetto al ciclo di Rizzoli & Isles, lasciando spazio a brividi (o thrills) differenti: quello soprannaturale e quello passionale.

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I debiti sono parecchi, e nemmeno nascosti: si va da Stephen King, amico dell’autrice nonché presenza ineludibile nel Maine dell’ambientazione, al giovane Joël Dicker, che sempre da queste parti ambientò la tragedia del suo Harry Quebert; da La straniera di Diana Gabaldon (capirete leggendo) a L’incubo di Hill House di Shirley Jackson; dalle Cinquanta sfumature di grigio, che a quanto pare hanno fatto centro pieno, a quel capolavoro del cinema che è Le verità nascoste di Zemeckis. Ma i richiami ai luoghi comuni della suspense sono così numerosi e sistematici da rivelare la loro natura di omaggio, come se Tess Gerritsen avesse abbracciato con decisione la vecchia battuta di Umberto Eco su Casablanca: quando i cliché si accumulano a dozzine e irrompono urlando nella stanza, dal trito e ritrito ci si eleva al postmoderno, e il piacere del testo torna a essere lo stesso di quando, da ragazzi, affrontavamo i nostri primi romanzi incapaci di immaginare cosa sarebbe successo, come capita invece a chi ha letto troppi libri e visto troppi film.

IL LIBRO E L’AUTORE – Monaco, settembre 1931. La ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio. Geli però non è una ragazza qualunque: il suo tutore legale è “zio Alf”, Adolf Hitler. Il loro strano rapporto desta scandalo. A indagare è chiamato il commissario Sigfried Sauer. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer…

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Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, bibliotecario alla Biblioteca Delfini di Modena, da anni lavora come consulente per alcune tra le maggiori case editrici italiane. Il suo ultimo libro, L’angelo di Monaco, è stato l’esordio italiano più venduto alla Fiera di Londra 2019: un thriller in equilibrio tra realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.

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Fonte: www.illibraio.it