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Tommaso ci Racconta il Vino…Primitivo17 2011

Tommaso ci racconta il vino
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  • Chi di voi non ha sempre voluto sentire gli irresistibili “profumi” del vino o non ha storto un pò il naso quando ha sentito i poetici “vaneggiamenti” di chi di vino ne capisce?
    Bene. Questa rubrica nasce proprio da questo. Dall’esigenza di un profano, di un totale ignorante in materia, di comprendere il mondo celato dietro ad ogni bottiglia.
    Tommaso Passabì è un Sommelier A.I.S., dal 2004 direttore del ristorante All’Ombra del Barocco e spende il suo tempo libero in giro per cantine e corsi di approfondimento.
    L’abbiamo incontrato a cena e da questo confronto è nato Tommaso ci Racconta il Vino, non solo una guida all’acquisto ma un vero e proprio viaggio alla scoperta del vino, come se fosse un’opera d’arte che colpisce i nostri sensi e che vogliamo svelare e approfondire.

 

 

Ebbene sì, come nel calcio anche nel settore vinicolo si disputano avvincenti derby. Ci riferiamo a Bari vs Taranto, una sfida sotto il segno del primitivo: stessa uva coltivata in due zone con microclima e sottosuolo diverso che ci regala due vini completamente differenti. Scopriamone le particolarità insieme a Tommaso mentre beviamo l’ottimo Primitivo17 della Cantina Polvanera!

Polvanera primitivo 17

F: Non è un derby perso in partenza? Che io sappia la DOC per eccellenza è Manduria per il primitivo, o sbaglio?

T: Manduria è probabilmente la più rinomata, esiste anche la DOC Gioia del Colle, riconosciuta per le sue caratteristiche specifiche. La cosa secondo me positiva è che questo derby non ha portato un vino di una zona ad affermarsi a discapito dell’altro, anzi il vero vincitore è stato proprio il primitivo. Credo che questa sfida abbia valorizzato le sfumature e le peculiarità di ciascun prodotto delle due diverse DOC e abbia contribuito alla fama di cui il primitivo sta godendo in questo periodo, soprattutto da parte di chi non è pugliese: ha stimolato la curiosità intorno al vino, e per un appassionato come ben sai, la curiosità è tutto!

F: A questo punto parliamo delle particolarità delle due produzioni, la principale diversità risiede nel territorio di coltivazione?

T: Esatto. Mentre il terreno a Manduria è rosso e argilloso, nelle zone di Gioia del Colle è scuro, quasi nero, in quanto è molto ferroso. Il nome della cantina Polvanera deriva infatti proprio da quello, “polvere nera”. Ne consegue che il vino nella prima zona avrà delle caratteristiche fruttate, confettura, quindi pastosità e morbidezza, un vino estroverso. Invece la mineralità delle terre baresi e l’altitudine dei vigneti (circa 350-400m) conferisce una maggiore acidità e bevibilità. Magari a primo impatto potrebbe piacere di più il primitivo di Manduria per l’immediatezza e l’esplosività di frutti, ma quello di Gioia del Colle accompagna volentieri il pasto, perchè ha dei caratteri propedeutici alla masticazione: l’acidità asciuga il boccone e aiuta la deglutizione.

F: Se dovessi dirmi qual è la caratteristica comune?

T: Sicuramente l’impronta cromatica. Il primitivo è un’uva con degli antociani che conferiscono un colore molto intenso.

F: Sull’etichetta leggo “17”, non sarà il grado alcolico?

T: Ebbene sì. Questo vino fa un affinamento di 2 anni in acciaio e 1 in bottiglia; in origine nel momento in cui si imbottigliava il prodotto, prima di  essere commercializzato veniva apposto il grado alcolico del primitivo dei vari vigneti. Ci sono infatti diverse produzioni a seconda del vigneto di provenienza, e ciascuno conferisce una percentuale d’alcol differente: abbiamo infatti il Primitivo 14, il 16 e il 17, da questo deriva il nome dell’etichetta. Questo vino, il Primitivo17 è frutto dei vigneti più vecchi, di circa 70 anni, devi sapere infatti che solitamente una pianta più vecchia produce delle uve che danno un grado alcolico più elevato ed un vino più complesso, il Primitivo14 invece proviene da quelli più giovani.

F: 17° non sono tanti per un vino?

T: Sì ma dipende dai casi, la mineralità e la freschezza di questo vino consentono di “reggere” un grado alcolico così elevato. Quando ci sono queste caratteristiche infatti che vanno a fare da contrappeso in quella famosa bilancia di cui parliamo spesso, si ottiene un prodotto equilibratoarmonico, da degustare comunque con moderazione, perchè per la polizia stradale sono sempre 17° 😉

F: Ahah. Prima hai detto che questo vino fa un affinamento in acciaio, noi abbiamo parlato spesso di barrique, cosa cambia?

T: Il passaggio in legno conferisce delle caratteristiche specifiche, invece nel momento in cui il vino sosta nell’acciaio, che è un materiale neutro, mantiene inalterate le proprietà dell’uva di quella determinata annata: il progetto di Polvanera è infatti quello della valorizzazione dell’identità del primitivo. Non solo, hanno creato un contenitore nel contenitore; la loro cantina dove riposano i vini nei silos e nelle bottiglie è una cava scavata 8 metri sotto il terreno calcareo. Tutto avviene lì, dalla pigiatura alla fermentazione fino all’affinamento in questa culla naturale. Secondo me questa ricerca delle condizione naturali ottimali comunica un messaggio importante: il nostro primitivo vi arriva sulla tavola così come lo raccogliamo!

Cantina-Polvanera
Vista della Cantina Polvanera. Una culla naturale scavata nel calcare.

F: Come lo abbineresti?

T: Sicuramente sulle carni alla griglia, ma anche in umido, è ottimo accostato all’aromaticità dell’agnello. Tralasciando i consueti abbinamenti, io ne bevo spesso un calice davanti al camino accompagnato dalla lettura di un buon libro!

F: Grazie mille Tommaso, alla prossima.

 

 

Facci sapere cosa ne pensi nei commenti, se hai delle domande specifiche o dei vini di cui vorresti parlare!

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