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Una didattica alternativa è possibile? Sì, partendo dal linguaggio…

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C’è qualcosa di buono nel momento, così complesso e delicato, che sta vivendo oggi la scuola italiana? Forse sì. Finalmente ci siamo dovuti fermare a riflettere sull’importanza e sul valore di un sistema scolastico che sia efficiente e performante.

Certo, siamo stati forzati a farlo da un nemico invisibile e assai spiacevole, però, in un modo o nell’altro, effettivamente siamo tornati a parlare di scuola, di insegnamento, di alunni e di insegnanti, perché la scuola non può e non deve essere mai data per scontata: va curata, pensata e coltivata, giorno dopo giorno, se vogliamo che rimanga il fulcro di una società moderna, civile e illuminata. E quindi proprio questo periodo storico potrebbe essere un buon momento per tornare a parlare di didattica.

Partiamo, per esempio, da una domanda semplice semplice: una didattica alternativa è possibile?

Non solo secondo me è possibile, ma credo che sia assolutamente necessaria. Il mondo cambia a una velocità impressionante e questo determina un mutamento inevitabile in coloro che la scuola la vivono da protagonisti, ovvero i ragazzi. E se i ragazzi cambiano, il modo di insegnare si deve necessariamente adeguare a questo cambiamento. È una questione di linguaggio. Spesso noi insegnanti (mi ci butto dentro anche io, anche con un po’ di sana nostalgia, da ex insegnante di matematica) tendiamo a parlare un linguaggio che è distante anni luce da quello che parlano coloro che ci ascoltano. Ed è così che si viene a formare, in maniera del tutto naturale, un muro tra noi che insegniamo e loro che cercano di imparare.

E come possiamo fare (non dico ad abbattere il muro che sarebbe presuntuoso e forse anche sbagliato) a tirare un pallonetto e arrivare dall’altra parte del muro, dalla sponda dove ci sono i banchi (magari con le ormai mitologiche rotelle) degli alunni? Secondo me, trovando un modo di comunicare che cavalchi le spalle di linguaggi che siano più vicini ai ragazzi. Sì, lo so, è faticoso. Se si è abituati ad insegnare da anni in un determinato modo, modificare il proprio modo di far lezione richiede un grande sforzo attivo. Ma credo anche che i risultati possano essere davvero sorprendenti e riescano a ripagare questi sforzi.

Io, nel mio piccolo, posso portare l’esempio delle canzoni didattiche, un format che da qualche anno ho provato a portare avanti. La musica (e l’ironia) riescono spesso ad essere proprio quell’augurato pallonetto che riesce a portare concetti ostici dall’altra parte del muro, fino al cuore dei ragazzi.

Questo significa che uno debba entrare in classe cantando? Assolutamente no! Significa però che ogni insegnante dovrebbe cercare di lavorare sul proprio linguaggio, perché una didattica diversa è possibile. E forse questo momento così delicato è il momento buono per farlo.

lorenzo baglioni

L’AUTORE – Lorenzo Baglioni (Grosseto, 1986), figlio di Claudio, ha studiato Matematica fino al conseguimento della laurea magistrale con una tesi sullo studio delle equazioni stocastiche (che sembra una parolaccia, ma non lo e). Suona la chitarra e ha partecipato al Festival di Sanremo con la canzone Il congiuntivo. E conduttore del game show televisivo L’isola degli eroi, trasmesso su Boing. Ha un fratello che si chiama Michele, con il quale scrive tutto quello che fa. Per Mondadori ragazzi ha pubblicato Matematica da paura! e Mostri in geometria, e per Mondadori il saggio È tutto calcolato!

 

 

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Fonte: www.illibraio.it