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Vita e libri di Dickens: la critica sociale come un romanzo

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Sembra di vederlo, un ragazzino chino sul suo banco di lavoro, in un ambiente probabilmente poco pulito, con degli sbaffi neri sul viso e sui vestiti. Un piccolo operaio inglese del diciannovesimo secolo, con la faccia seria e contrita, potrebbe essere uscito da un romanzo di Charles Dickens.

Potrebbe essere Oliver Twist, o David Copperfield, invece è proprio lui, Dickens in persona, appena dodicenne che lavora in una fabbrica di lucido da scarpe per portare alla famiglia qualche soldo, mentre suo padre, indebitato fino al collo, è rinchiuso in prigione, dove, secondo gli usi del tempo, sono andati momentaneamente a vivere anche sua madre e i suoi fratelli minori.

Charles Dickens, Oliver Twist, Feltrinelli

Charles Dickens: un operaio bambino

È il 1824 quando Dickens passa le sue giornate tra la Warren’s Blacking Warehouse e una stanza in condivisione a Camden Town; ma riavvolgiamo la pellicola, o andiamo all’inizio del libro, quando Charles nasce, a Portsmouth, nel 1812, da un impiegato della Marina, e, tra i continui trasferimenti della famiglia da Londra, al Kent, di nuovo alla capitale, si dedica allo studio e alla sua passione più grande: la lettura. Sembra un’infanzia come tante, governata da una solida educazione religiosa ma, all’insaputa del piccolo Charles l’ombra della miseria rincorre la famiglia in tutti i suoi spostamenti, principalmente causati dai problemi economici del padre di Dickens.

Quando l’uomo viene infine incarcerato in una prigione per debitori, l’allora giovanissimo Charles si trova davanti a un bivio, che influenzerà profondamente la sua visione del mondo e, quindi, dei suoi futuri romanzi. Charles è prima di tutto un ragazzo tradito – e tradito due volte – da sua madre, che prima accetta di farlo lavorare nella fabbrica di un vecchio coinquilino e poi, quando qualche mese dopo il padre verrà scarcerato grazie a un’eredità, lo costringe a passare ancora diversi mesi in fabbrica. Sarà già il 1825 quando Charles verrà mandato in un collegio per terminare la sua istruzione. I rapporti famigliari spietati, le inumane condizioni di vita degli operai inglesi, il lavoro minorile, le differenze tra classi sociali resteranno un tarlo che lo scrittore dipanerà nel corso di tutta la sua opera.

charles-dickens-david-copperfield

Il circolo Pickwick: l’inizio di un grande successo

Dickens ha un’educazione scolastica breve, e la sua vita adulta, questa volta unicamente nelle sue mani, comincia molto presto. A diciassette anni è impiegato in uno studio legale, poi lavora da un tipografo e infine lascia tutto per diventare cronista. Nel frattempo frequenta i teatri, scrive piccoli quadri narrativi ispirati alla città che ama osservare in tutte le sue sfaccettature e che diventeranno la sua prima vera pubblicazione (gli Sketches by Boz). Fantastica perfino di diventare attore.

Ma il suo destino, lo sappiamo bene, è un altro, e arriva a bussare alla sua porta nel 1836, quando esce a puntate sul Morning Chronicle il suo primo romanzo: il Circolo Pickwick. Da questo momento comincia la vita di scrittore di Dickens: romanzi, come Oliver Twist (1837-1839) e Nicholas Nickleby (1838-1839), sempre a puntate, drammi teatrali e collaborazioni fisse con giornali e riviste. Dickens si sposa, vive a Londra, in quartieri più adatti a un giovane autore rampante rispetto alla Camden Town della sua giovinezza, e diventa a tutti gli effetti un personaggio conosciuto, in Inghilterra e all’estero.

charles-dickens IL CIRCOLO PICKWICK

Una penna coinvolgente e impegnata

Nonostante lo stile di vita di Charles Dickens diventi ben presto quello di un borghese liberale, che viaggia (in Italia e negli Stati Uniti), il suo occhio resta quello critico del piccolo fabbricante di lucido da scarpe, pronto a registrare le ingiustizie e le miserie del popolo, dell’Inghilterra e del resto dei paesi che ha conosciuto, e a denunciarle sublimandole nella sua prosa.

Questo non fa certo di Dickens un autore pedante, un maestro che tenta di inculcare verità più profonde in alunni distratti, altrimenti i suoi romanzi non sarebbero diventati veri e propri bestseller. Il segreto di Dickens è proprio questo: mostrare ai suoi lettori in una veste seducente le tematiche sociali e politiche più serie.

Grandi Speranze

Casa desolata (1852-1853), Tempi difficili (1854), Grandi speranze (1860-1861), tutti i libri di Charles Dickens nascondono il loro risvolto educativo dietro una trama coinvolgente, grandi colpi di scena e, soprattutto, protagonisti in grado di conquistare il cuore del lettore e di far provare per le loro sventure profonda empatia, in modo tale da accorciare quella distanza che, nella cronaca dei giornali, risulta altrimenti incolmabile. Il lavoro dello scrittore, del letterato, a guardare l’opera di Dickens sembra allora proprio quello di forgiare, pagina dopo pagina, la temperie culturale su cui – che Grande speranza! – il cambiamento potrà mettere radici.

Amante dei piccoli piaceri e delle comodità della vita – su cui non a caso indugiano anche i personaggi delle sue storie -, lavoratore instancabile, Dickens ha una vita famigliare sfortunata da adulto tanto quanto da bambino, segnata da un divorzio (uno scandalo impensabile per i tempi) e da una scarsa stima nei confronti dei figli. Ma non sono queste cose che interessino i posteri e, quando muore per emorragia cerebrale il 9 giugno del 1870,è ormai a buon diritto uno degli scrittori più celebrati della sua epoca.

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Fonte: www.illibraio.it