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William Shakespeare: le opere del drammaturgo e poeta inglese

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William Shakespeare, il drammaturgo che il noto critico letterario Harold Bloom ha erto a padre del canone occidentale, è il poeta inglese che con i suoi drammi per il teatro (e in misura minore con poemi e sonetti) ha saputo descrivere in tutta la sua complessità l’animo umano, le sue speranze, le sue pene, i suoi turbamenti.

Tra i grandi scrittori dei secoli scorsi, Shakespeare è forse quello che gode nella contemporaneità della fama più ampia, poiché le sue opere vengono lette e rappresentate in sempre più Paesi rispetto al passato. 

Shakespeare è stato uno scrittore molto prolifico, e sono tantissime le opere che ci sono rimaste nella loro integrità. Le trame variano molto, così come le ambientazioni che di volta in volta mutano nel periodo storico e nel luogo rappresentato, eppure è possibile identificare un tema centrale in tutte le sue opere. Si tratta dell’essere umano, e della sua gamma di emozioni, rappresentate attraverso situazioni di conflitto universali (padre e figli, moglie e marito, amante e amato…), nelle quali ci si può immedesimare al di là del tempo e dello spazio.

Nato nel 1564 a Stratford-upon-Avon, nel cuore dell’Inghilterra, William è il terzo degli otto figli di Mary Arden e del marito John Shakespeare, un commerciante di pellami che aveva ricoperto diversi ruoli di amministrazione comunale. Shakespeare frequenta probabilmente la scuola locale, dove studia il latino e opere classiche poetiche, storiche e morali, dalle quali trae grande ispirazione. Non prosegue gli studi all’università e a diciotto anni sposa Anne Hathaway, da cui ha tre figli: prima Susanna e poi i gemelli Hamnet e Judith. Hamnet, l’unico figlio maschio, muore all’età di soli undici anni.

Non si sa quanto tempo Shakespeare trascorse con le figlie, anche a causa dei suoi impegni lavorativi che lo videro lungamente impegnato a Londra. Però il rapporto tra padre e figlia (quasi sempre in mancanza della madre, che o assume un ruolo secondario o manca del tutto sulla scena) si trova in misure diverse in molte delle sue opere. La tragedia Re Lear è probabilmente il testo in cui questo tipo di relazione viene esplorato maggiormente, ma anche in Amleto, Otello e La tempesta, per citarne solo alcuni, ci sono sottotrame che si concentrano su questa dinamica familiare.

Circa otto anni dopo la nascita dei gemelli, sappiamo che Shakespeare si trova a Londra, già iniziato alla carriera nel mondo del teatro. Negli anni ’90 del Cinquecento entra a fare parte della compagnia di attori di Lord Chamberlain, rinominata King’s Men (Gli uomini del re) quando Giacomo I succede alla regina Elisabetta. La compagnia recita al Globe Theatre, in quel periodo il più importante di Londra. Sappiamo che il teatro al tempo di Shakespeare godeva di molta popolarità, ed è forse per questa ragione che la sua produzione fu così ampia. Probabilmente Shakespeare recitò anche in ruoli minori; non mancano nei testi riferimenti alla vita dell’attore. Tra i più noti, in Macbeth la vita dell’uomo è rappresentata con la metafora della breve ed effimera carriera dei teatranti:

“Spegniti, spegniti breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita su un palcoscenico per il tempo a lui assegnato, e poi nulla più s’ode: è un racconto narrato da un idiota, pieno di rumori e strepiti che non significano nulla.”

Le opere di Shakespeare non sono di sua totale invenzione: sappiamo per esempio che le Cronache di Raphael Holinshed gli fornirono il materiale storico su cui basò diversi drammi, tra cui Macbeth e Re Lear, e che di ispirazione furono le opere di Plauto, Ovidio e Seneca, così come quelle di Christopher Marlowe. Shakespeare quindi si lasciò ispirare da molto del materiale letterario con cui venne in contatto durante la sua vita, basando drammi su eventi storici, lasciandosi influenzare dalle dinamiche delle opere classiche che aveva studiato, e ancora inserendo nei suoi testi dilemmi morali indagati dai filosofi del suo tempo (ne La tempesta, una delle ultime opere, troviamo persino una citazione diretta dei Saggi di Montaigne).

Le opere più celebri di William Shakespeare

Le tragedie

Tra i testi per il teatro scritti da Shakespeare non mancano sicuramente le commedie, gli equivoci, le comicità sottili che strappano un sorriso e quelle più popolari volte a suscitare grasse risate. Ma le opere più conosciute di Shakespeare sono sicuramente le sue tragedie, che affrontano i grandi drammi della vita: la perdita dei propri genitori o quella dei propri figli, l’amore non corrisposto, la gelosia, l’invidia e l’ambizione smodata, l’orgoglio ferito e i rimpianti del passato.

Romeo e Giulietta (1594–96)

Copertina della tragedia Romeo e Giulietta

Forse la tragedia più conosciuta di Shakespeare per il suo essere diventata l’emblema delle storie d’amore che non si possono compiere per colpa del destino. Vero protagonista di questa tragedia è però un monito sui pericoli dei pregiudizi, che fanno da ostacolo all’amore tra i due giovani. Giulietta infatti è parte della famiglia dei Capuleti, acerrimi nemici dei Montecchi, alla quale appartiene invece Romeo. I due si conoscono a una festa in maschera e a causa della rivalità tra le rispettive famiglie decidono di sposarsi in segreto. Ma non passa molto tempo prima che l’intervento delle rispettive famiglie crei le prime vittime, che a loro volta chiedono di essere vendicate con il sangue. Fatale è la mancata consegna di una lettera che avrebbe dovuto istruire Romeo sul piano architettato da Giulietta e il frate loro complice per liberarla dall’impegno di un matrimonio combinato. Solo le tragiche morti dei due giovani, autoinflitte per il dolore di non poter portare avanti il proprio amore, riescono a porre fine alla faida tra le due famiglie.

Amleto (1599–1601)

Copertina della tragedia Amleto

Famiglia, vendetta, lutto, amore, onore, amicizia: in questa tragedia Shakespeare ha saputo racchiudere forse tutti più grandi temi dell’esistenza. Una caratteristica che dopo quattro secoli rende questo dramma uno dei più attuali nei suoi significati. Amleto è il principe di Danimarca: lo troviamo segnato dalla morte del padre, e turbato dalla scelta della madre di risposarsi dopo poco tempo con lo zio. A provocare altra angoscia al protagonista è l’apparizione del fantasma di suo padre, che gli confessa di essere stato ucciso da suo fratello, il nuovo Re e marito della sua vedova. Attraverso profondi monologhi, Amleto si interroga sull’accaduto e inizia a chiedersi quale sia il modo giusto di reagire a questa notizia. I dilemmi su cui riflette circa i grandi temi della vita lo portano a camminare sulla sottile linea che separa tormento e follia. Non manca però l’azione: intrighi, complotti e tradimenti consegnano infatti ogni personaggio che si è macchiato di scorrettezze morali a una tragica fine.

Otello (1603–04)

Otello di William Shakespeare

Con Otello torniamo a un approfondimento delle dinamiche familiari. Troviamo infatti il rapporto padre figlia ma soprattutto quello moglie e marito, in una trama che mette in luce la pericolosità della fragilità e delle insicurezze, in particolare quelle alimentate dalla diversità. Protagonista è appunto Otello, generale al servizio di Venezia. Sua moglie è Desdemona, figlia di un senatore di Venezia morto di crepacuore dopo che la figlia ha deciso di fuggire e sposare Otello, più anziano di lei e proveniente da un’altra cultura. A scatenare la scintilla dell’azione è una scelta di Otello, che preferisce Cassio a Iago come luogotenente; quest’ultimo, quindi, decide di ordire una subdola vendetta. Iago ferisce così l’orgoglio di Otello, insinuando che Desdemona senta il bisogno di relazionarsi con uomini di pelle bianca e più giovani di lui, e creando finte prove di una relazione infedele tra Cassio e Desdemona. Nell’epilogo vediamo accennato il tema della responsabilità, approfondito poi in Macbeth: le azioni violente macchiano l’anima di chi le compie, e non la coscienza di chi le ha ispirate.

Re Lear (1605–06)

Copertina del Re Lear di William Shakespeare

Qui Shakespeare approfondisce il rapporto padre figli, già delineato in Otello e Amleto. Re Lear, ormai anziano, decide di dividere il suo regno tra le tre figlie, stabilendo che porzioni più grandi spetteranno a chi gli dimostrerà più amore. Da una parte le figlie Goneril e Regan si esprimono con grandi elogi, ottenendo ciò che desideravano ma rinnegando il padre una volta raggiunti i propri scopi. Cordelia, la quale invece vuole davvero bene al padre, viene diseredata per essersi rifiutata di pronunciare il discorso da lui preteso. Quando il padre viene scacciato delle sorelle, tuttavia, Cordelia dimostra il suo amore filiale andandogli in soccorso con le truppe del marito, il re di Francia, e andando però incontro in questo modo anche alla sconfitta e poi alla morte. Cordelia, come Edgar nella simile sottotrama legata alla principale, è la vera eroina storia, perché sceglie di rimanere fedele ai propri principi morali tendendo la mano anche verso il padre che a lei ha voltato le spalle.

Macbeth (1606–07)

Copertina di Macbeth tragedia di William Shakespeare

Questa potente tragedia shakespeariana si focalizza sui temi della tentazione, dell’ambizione e soprattutto della responsabilità. Mentre la caratteristica alla quale viene associata più spesso Amleto è la profondità e la qualità dei monologhi, Macbeth invece viene ricordato per le immagini estremamente vivide che vengono descritte: la visione delle tre streghe profetiche, Lady Macbeth che si lava ripetutamente le mani dal sangue, la foresta che incombe verso il protagonista e molte altre ancora. Macbeth combatte al servizio di Duncan, re di Scozia. Dopo la vincita di una battaglia lui e il generale Banquo incontrano tre streghe, che lo salutano prima come soldato, poi come generale e infine come re. A Banquo predicono invece che sarà il capostipite di una dinastia di re. Quando poco dopo viene nominato generale da Duncan, Macbeth inizia a interrogarsi sul grado di verità della profezia, lasciandosi tentare dalla possibilità di diventare re. Una profezia che cercherà di rendere vera a tutti costi, anche grazie all’insistenza e alla complicità di sua moglie. Ma quando la bontà d’animo si trasforma in sete di potere, la colpa è di chi ha indicato la via dell’ambizione o di chi ha scelto di percorrerla?

Antonio e Cleopatra (1606–07)

Copertina della tragedia Antonio e Cleopatra

Mentre la trama porta chi legge in un affascinante affresco di alcuni eventi della storia romana, Shakespeare affronta il tema dell’invecchiamento e della perdita del potere: Antonio infatti è un capo militare e politico che intravede l’alba del suo declino, ed è questa debolezza a condurlo alla ricerca di se stesso in una relazione pericolosa. Mentre la sua leva sulla politica di Roma è sempre più debole, Antonio infatti si dedica alla relazione con Cleopatra, regina d’Egitto: un amore che idealmente avrebbe dovuto rinvigorire il proprio orgoglio e che invece lo conduce a un rapido deterioramento della sua posizione. È per tornare da Cleopatra che Antonio inasprisce i rapporti riappacificati con Ottavio, riaprendo così un dissidio destinato a sfociare in una guerra, che perderà anche a causa della stessa Cleopatra. L’amore per lei lo conduce verso la morte, ma più amaramente alla perdita della sua reputazione e del rispetto per se stesso.

Le commedie

Sogno di una notte di mezza estate (1595–96)

Copertina della commedia Sogno di una notte di mezza estate

Questa commedia è forse quella in cui si può apprezzare in modo più evidente l’abilità di Shakespeare di intrecciare in modo equilibrato trame e sottotrame, facendo sì che si intersechino al momento giusto. Il risultato sono errori commessi dai personaggi in buona fede, incomprensioni e scambi fortuiti che sulla scena creano un grande scompiglio, ma che analizzate a distanza mostrano un sapiente controllo artistico. In questa commedia, poi, Shakespeare esce dalle limitazioni del reale, giocando con miti e creature magiche e creando un’atmosfera che, come preannuncia il titolo, presenta tutte le caratteristiche del sogno. Al centro di questi disguidi troviamo quattro coppie, ognuna alle prese con ostacoli da risolvere, tra amori non ricambiati, giochi di potere e ostacoli familiari. L’azione converge in un bosco dove i personaggi cercano nascondiglio, ma nel quale si stanno svolgendo anche le prove per uno spettacolo di teatro. A complicare il tutto la presenza delle fate, e gli incantesimi del loro re che ingarbugliano ulteriormente le relazioni tra tutti i personaggi. Fortuna che, per citare un’altra opera del bardo, tutto è bene quel che finisce bene, e che a coronare la storia è un triplo matrimonio, celebrato con la messa in scena di una comica parodia della storia appena conclusa.

Il mercante di Venezia (1596–97)

Copertina de Il mercante di Venezia di WiIliam Shakespeare

Nonostante si tratti di una storia dall’epilogo felice, Il mercante di Venezia si riavvicina a temi tragici, sfiorandoli con momenti di grande tensione, per poi virare verso una risoluzione che lascia tirare a chi legge un sospiro di sollievo. Il fulcro di questa messa in scena è l’astuzia di Portia, protagonista e vera eroina femminile, la quale con la sua intraprendenza affronta da sola gli enigmi che impediscono a lei e agli altri personaggi della storia di vedere realizzati i propri desideri. Come molti altri personaggi dei drammi shakespeariani, Portia si trova di fronte a importanti dilemmi morali: obbedire alle ultime volontà del padre oppure optare per la propria felicità? Lasciare che la legge faccia il suo corso o battersi per una giustizia più umana? Portia grazie al suo ingegno riesce sempre a trovare una via di uscita per sé e gli altri personaggi, che non rinnega il compimento né della giustizia sia morale né di quella umana. Anche in questo caso Shakespeare non si esime dal mettere in scena grandi temi, come lo scontro morale tra la religione cristiana e quella ebraica, la discriminazione verso chi pratica quest’ultima, e ancora il desiderio di vendetta che nasce e cresce in questo clima conflittuale. Per i suoi innumerevoli colpi di scena, è una trama che vale la pena scoprire pagina per pagina.

La tempesta (1611)

Copertina de la commedia La tempesta

Forse pianificata da Shakespeare per essere la sua ultima opera teatrale (poi non fu così), La tempesta contiene molti elementi tipici dei suoi scritti. Centrale è il rapporto padre-figlia: Prospero, in precedenza duca di Milano, si trova su un’isola (quasi) deserta con la figlia Miranda, a causa di un complotto messo in atto tempo prima dal fratello Antonio per usurpare il suo titolo. Prospero, però, è anche un mago capace di lanciare incantesimi. Così al momento giusto provoca una tempesta, con l’intento di far naufragare sulla sua stessa isola la nave su cui si trova il fratello traditore, insieme ad Alonso, re di Napoli, e al figlio Ferdinando. Anche qui, come in Sogno di una notte di mezza estate, troviamo l’elemento magico e creature fantastiche, tra cui spiriti e mostri, che abitano l’isola e che si intromettono nei rapporti umani. Oltre a cercare una vendetta per il torto subito, Prospero si dedica a mettere alla prova l’amore nato tra Miranda e Ferdinando, a cui infine concede la propria benedizione. Durante tutta la storia agisce come il regista di una messa in scena, separando i personaggi e facendoli reincontrare nel momento propizio per il funzionamento delle trame che ha ordito; non mancano infatti allusioni al mondo del teatro e dell’arte, e passaggi in cui Prospero, volendosi congedare dall’azione, sembra prendere la voce dell’autore in un fantomatico addio alle scene (a cui poi Shakespeare verrà meno, portando avanti ancora la sua produzione).

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Fonte: www.illibraio.it